La Madonna di Garabandal

 

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La Madonna di Garabandal

 

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Un villaggio sperduto

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Nel cuore delle montagne del nord della Spagna, nella provincia di Cantabria (Santander), non lontano dalle rive del Golfo di Biscaglia, sonnecchiava una modesta borgata: San Sebastian de Garabandal. L’umile villaggio era rimasto sino a quel tempo isolato, senza telefono, senza radio, senza cinema, senza televisori, senza magnetofoni, persino senza rotocalchi… Non c’era nemmeno la strada; la più vicina (e neanche molto agevole) passava nel fondovalle, vicino al paesetto di Cossio, a circa 6 chilometri . Per questa strada si poteva raggiungere «il mondo». Se, oltrepassato Cossio, si prendeva a destra risalendo il corso del fiume Nansa, ci si trovava immersi nello scenario del romanzo di José Maria de Pereda, Penas Arriba; continuando più su, la valle di Polaciones e, più in alto, il colle di Piedras Luengas, gia in provincia di Palencia; qui iniziava la discesa verso le terre dell’altopiano castigliano verso Leon. e, uscendo da Cossio, si piegava a sinistra, si raggiungeva rapidamente Puentenansa, da dove si poteva scegliere la strada più diretta per Santander attraverso il colle di Carmona e Cabezon de la Sal ; oppure seguire il fiume Nansa sino alla foce, a Pesués, e di qui raggiungere per la strada costiera Santander sulla destra e, sulla sinistra, Oviedo, capitale delle Asturie. San Sebastian de Garabandal era dunque un povero paesino isolato, quasi al di fuori del tempo. Ed ecco che all’improvviso, quando nessuno lo avrebbe immaginato, nelle lunghe giornate di un mese di giugno questo borgo cominciò a uscire dal suo isolamento e dal suo secolare torpore.

Una data

Siamo a fine primavera del 1961, quando nell’aria c’è già sentore d’estate. 18 giugno, domenica, giorno del Signore. Sul tardo pomeriggio, un po’ dopo la recita del rosario alla quale ha partecipato l’intero villaggio, quattro bambine ( Nota : I nomi: Cochita Gonzales, Maria Dolores (Loli) Mazon, Jacinta Gonzales, Mari Cruz Gonzalez; le prime tre di 12 anni e l’ultima di 11 ) non sanno che fare e si stanno annoiando. Ad un tratto viene loro l’idea, o la tentazione, di andare a raccogliere qualche mela (anche se acerba) in un orto lì vicino. Terminata la scappatella, si riposano chiacchierando, sedute sulle pietre irregolari di una mulattiera ruvida e ripida che tutti chiamano « la Calleja » (la stradina). Lì si rendono conto d’aver fatto «qualcosa di male»; un furtarello, ma pur sempre un peccato contro il settimo comandamento della Legge di Dio; il diavolo ha teso loro una trappola ed esse hanno offeso il Signore e la Vergine. Col pentimento, nasce in loro la reazione contro il tentatore. Decidendo di allontanarlo, cominciano a gettar sassi con gran forza. Un modo per troncare definitivamente con lui. La pace sembra ritornata sotto il cielo sereno e opalescente di quella bella e monotona sera domenicale. Ma pace e noia vengono improvvisamente interrotte da una violenta detonazione. «Oh, che tuono!». Un tuono davvero strano, in effetti, dal momento che non si scorge alcun segno di temporale. Ed ecco che poco dopo le quattro bambine cadono in ginocchio sulle aspre pietre della «Calleja» e contemplano in estasi, fuori di sé e dall’ambiente circostante, un essere, una figura luminosa che non è sicuramente «di questo mondo». «Ci appavre una figura bellissima avvolta di luci abbaglianti che però non ferivano gli occhi», scriverà più tardi una delle quattro piccole, Conchita. Di che si trattava? Lì per lì, le bambine seppero solo parlare di un Angelo. La notizia, comunque, mise immediatamente in subbuglio il villaggio, anche se all’inizio tutti si mostrarono scettici.

I QUNDICI GIORNI DELL’ANGELO

La Madonna di Garabandalultima modifica: 2012-11-28T11:55:00+01:00da giuliusvinco56
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