I quindici giorni dell’Angelo

I quindici giorni dell’Angelo

Il giorno seguente, lunedì 19 giugno, le quattro ragazzine, nonostante gli eventi della vigilia e i numerosi commenti suscitati, dovettero sbrigare le quotidiane faccende domestiche. Ma verso sera, all’uscita di scuola, si recarono nuovamente a pregare alla «Calleja», nello stesso punto della sera prima, per vedere se l’«apparizione» si rinnovasse. Ma non accadde nulla di ciò che si aspettavano. Avvenne invece ciò che non avevano previsto: risatine di scherno e commenti malevoli, le consuete manifestazioni di chi è solito pensare «A me non la dai a bere…». Martedì 20, alla stessa ora, nuova visita alla «Calleja». Le ragazzine nutrivano in cuore la certezza che quanto era successo la domenica non poteva né essere senza motivo, né restare senza un seguito. Recitarono preghiere e rimasero in attesa; attesa dell’Angelo… che non si presentò, ma la cui presenza fu sostituita da un fenomeno molto misterioso e significativo: le piccole si videro avvolte all’improvviso da una sorprendente, intensa luce, che le isolava da tutto e le penetrava di un vivo e reverenziale «timor di Dio». L’indomani, mercoledì 21 giugno, l’Angelo riapparve. E da allora, per circa una settimana, rinnovò le sue visite quasi quotidianamente, intrattenendosi con loro a lungo, sebbene, per la felicità estatica che provavano, sembrava loro che ogni incontro durasse solo qualche minuto. Il sabato 24, festa di San Giovanni Battista, l’Angelo si presentò in maniera nuova. Come sempre appariva bellissimo e sorridente, con uno sguardo che penetrava sino in fondo l’anima delle piccole; ma, sotto di lui, la novità: brillava una scritta luminosa; o meglio, come scriverà più tardi Conchita, l’Angelo «portava sotto di lui un cartello, ma noialtre non capivamo bene quel che volesse dire. Riuscivamo solo a leggere, alla prima riga, ‘Hay que’ (è necessario che) e, all’ultima, XVIII-X-MCMLXI»… Oggi possiamo facilmente cogliere ciò che le ragazzine non comprendevano: sul cartello di cui parla Conchita, appariva dapprima il testo del brevissimo messaggio che doveva essere divulgato il 18 ottobre di quell’anno, e, alla fine, le cifre romane indicanti la stessa data: 18 ottobre 1961. È facile immaginare lo scompiglio che questi fatti provocarono nel villaggio e in tutta la regione. Garabandal stava improvvisamente cessando di essere un paesino sperduto fra i monti, senza alcun interesse e dalla vita noiosa e monotona. Ogni pomeriggio le sue stradine si riempivano di gente e, all’ora della preghiera delle piccole, la «Calleja» e i dintorni pullulavano di fedeli e curiosi.

L’Angelo «preparava la via»…

Il 1 luglio era un sabato, e di conseguenza giorno mariano. Le bambine delle estasi dovevano essere state sufficientemente preparate a ricevere comunicazioni più precise: quel giorno, infatti, l’Angelo parlò loro chiaramente. «Ci parlò di molte cose», scriverà più tardi Conchita Gonzalez. Ma la più importante fu senza dubbio questa: «Vengo ad annunciarvi la visita della Madonna, con l’appellativo di Beata Vergine del Monte Carmelo. Ella vi apparirà domani, domenica». «Ben venga!» fu l’esclamazione unanime delle bambine. L’Angelo sorrideva… La data dell’evento non era scelta a caso: la Vergine di Nazareth voleva iniziare una sua nuova visita sulla terra – visita che sarebbe stata lunga e affettuosa – il 2 luglio, giorno in cui la Chiesa celebra da secoli la festa della Visitazione di Maria alla cugina Elisabetta; ma la voleva iniziare presentandosi come Beata Vergine del Carmelo per motivi profondi (che si sarebbero evidenziati a poco a poco), e non solo per manifestarsi nel mese di luglio, mese legato dai tempi più remoti al suo appellativo più popolare. Quel giorno, le bambine, colme di gioia per l’annuncio che l’Angelo aveva appena fatto loro, si sfogarono a lungo e con piacere con lui… Lo avevano già contemplato molte volte, e già questa era stata una cosa bellissima; ma non avevano ancora potuto intrattenere una vera e propria conversazione con il loro caro visitatore. Era questa la ragione per cui desideravano ardentemente parlargli e porgli numerose domande. Quel giorno finalmente lo poterono fare; l’Angelo era disposto a parlare e ad ascoltarle senza reticenze. «Quel giorno ci parlò di molte cose… » La maggior parte di esse resterà sicuramente segreta, riguardando solo le quattro piccole interlocutrici. L’interrogativo più interessante, almeno per noi, fu quello che gli posero sul significato della scritta posta ai suoi piedi durante gli ultimi incontri. «Ve lo spiegherà la Vergine », fu la sua risposta. E prese congedo dicendo loro: «Tornerò domani con la Vergine ». «Peccato che tu ci lasci!», fu l’esclamazione delle bambine. Tornò. Soltanto allora fu chiaro di che Angelo si trattasse. Era nientemeno che l’Arcangelo San Michele, il primo di tutti gli Spiriti beati, il Principe della milizia celeste, l’Angelo delle lotte supreme e definitive… Certo, durante le sue apparizioni alla «Calleja» si era presentato sotto sembianze infantili, per esprimere la freschezza e l’innocenza del suo essere, ma dando nello stesso tempo un’impressione di potenza e di autorità.

FINALMENTE LEI

I quindici giorni dell’Angeloultima modifica: 2012-11-28T12:12:00+01:00da giuliusvinco56