Comunicazione con l’aldilà

Comunicazione con l’aldilà

Non so se si sia mai verificata una corrente di comunicazione tra il Cielo e la terra così continua, così attraente, così stimolante come quella che si produsse a Garabandal in quei mesi di agosto e settembre 1961… Dalla terra: preghiere, richieste, confidenze, messaggi, attese gioiose o angosciate; dal Cielo: risposte, segni, avvertimenti, insegnamenti… Quella intercomunicazione fu davvero esaltante in alcune occasioni. Il 16 agosto, per esempio, le piccole in estasi ebbero un colloquio con il Padre Luis Maria Andréu deceduto una settimana prima. Conchita testimonia nel suo diario: « La Vergine ci apparve molto sorridente e ci disse: “Ora Padre Luis verrà a parlarvi”. Poco dopo venne e ci chiamò una per una. Noi non lo vedevamo, sentivamo soltanto la sua voce, esattamente la stessa di quand’era sulla terra. Dopo averci parlato per un po’, dandoci dei consigli… ci disse qualcosa per suo fratello, Padre Ramon. Ci insegnò delle parole francesi, a pregare in greco (l’Ave Maria)… e anche parole tedesche e inglesi…» Da Padre Ramon abbiamo un resoconto più dettagliato. Non è inutile riferirsi alla sua relazione poiché egli era presente e molto vicino alle bambine durante la lunga estasi. Successe in chiesa: il Padre prese in fretta un quaderno per annotare ciò che riusciva a carpire del misterioso dialogo: «- Uh, che voce! Non conosco questa voce (le bambine erano abituate solo alle voci della Vergine e dell’Angelo)… Dicci chi sei. Ah! Sei Andréu… Si’ è la tua voce: ma ora è più dolce… Vogliamo vederti. Perché non ti vediamo? Dicci cosa hai visto ai Pini quando hai detto: Miracolo! Miracolo! Miracolo! Miracolo!… Ah! E il ramo dell’albero che sta in mezzo? Andrò a guardare e prenderò un po’ di corteccia… – Quanto devi essere felice adesso! Noi sappiamo quali sono state le ultime parole che hai pronunciato:… che era il giorno più felice della tua vita. (Ci fu un lungo silenzio durante il quale sembravano ascoltare con grande attenzione)». Il dialogo fu lungo… e al Padre Royo Marin sembrò una «assoluta meraviglia». Nel corso della conversazione, le veggenti, sempre in estasi, caddero e si rialzarono tre volte. Tutto finì con una preghiera davanti al Santissimo. L’indomani ci fu un episodio anch’esso molto singolare e impressionante. Conchita ne prese nota sul suo diario: «Alla stessa ora del giorno prima (vale a dire al calar della notte), la Vergine apparve a noi quattro e ci sorrise per qualche istante ma senza dirci niente. Dopo pochi minuti ci trovammo nel buio più assoluto. Una voce ci chiamava. Mari-Cruz le chiese: “Dicci chi sei… altrimenti ce ne torniamo a casa”. La voce si fece udire ancora; e finché la udivamo eravamo in pieno buio e non vedevamo la Vergine ; non appena la voce cessò, la Vergine tornò e tutto ridivenne luminoso. Ella ci disse: “Non abbiate paura”, e ci parlò per qualche istante. Fu quella la sera in cui ci baciò per la prima volta, l’una dopo l’altra, poi partì». Quella voce strana non si fece udire solo quel giorno. Fu in quel periodo che salì per la prima volta a Garabandal una donna che doveva diventare una delle principali testimoni degli eventi: la signora Maria Herrero de Gallardo. In compagnia di una delle sue sorelle, giunse il 17 agosto alle due del pomeriggio. Poco dopo, poté contemplare due delle bambine in estasi, Jacinta e Loli. «Le due bambine, inondate di felicità, strette l’una all’altra, cominciarono a fare il giro del paese… Fu allora che sentii per la prima volta il riso di Loli in estasi, quello che mi ha sempre emozionata tanto: era un ridere di gloria pieno di felicità ma per nulla chiassoso, tranquillo, mistico. Era un ridere estraneo al nostro mondo, staccato dalle gioie terrestri, come penetrato da una vibrazione celeste. Le due ragazze ascoltavano attentamente e rispondevano alla loro Visione con una voce misteriosa, appena udibile. Noi le seguivamo correndo, quando la loro espressione cambiò totalmente: si misero a urlare con voci rauche, come in preda a uno sconvolgimento interiore e a un’intensa paura. “Chi sei?… Diccelo. Chi sei?” Restarono così per alcuni minuti che ci sembrarono interminabili. Fu allora che Maria, la madre di Jacinta, mi disse in via confidenziale: “Hanno sentito ieri per la prima volta questa voce strana. Ne hanno avuto molta paura, benché la Vergine le avesse avvertite in anticipo… E come una voce che viene da lontano, come se scendesse dalle montagne, come un fischio, un muggito che urla: Va’… Va’… Va”‘ » (dall’informativa che la signora Herrero redasse poi per il Sant’Uffizio di Roma). Non siamo ancora in grado di chiarire il mistero di questa voce. Durante il mese di agosto proseguirono quasi ogni giorno le estasi delle bambine e le marce estatiche. La loro andatura era ritmata, animata da una forza straordinaria. Don Valentin, il parroco, ne prese nota durante la notte del giorno 5: «Alle 9 e 30 di sera aspettavo le veggenti sotto il portale della chiesa. Non appena arrivarono, volli fermarle, ma non ne fui capace. La forza che dispiegavano nel loro cammino era considerevole: se si voleva trattenerle non ci si riusciva, oppure risultava estremamente difficile». Le frasi seguenti sono della signora Herrero de Gallardo: «Ebbi quel giorno la fortuna di poter contemplare a lungo l’impressionante ingresso delle quattro bambine all’interno della chiesa. Entrarono lentamente, con passo regolare, a scatti e graduale, come per una parata militare, ciò che lo rendeva stranamente sonoro nel silenzio e nella penombra del luogo santo. Dava un’impressione di forza irresistibile, al punto che Loli (che sembrava allora la più fragile), urtando appena, passando, il braccio di una nostra amica di buona costituzione fisica, la fece cadere a terra. Credo che tutti i presenti restarono colpiti da un salutare timore. Da parte mia confesso di avere allora sentito appieno quello che dovrebbe essere il santo timore di Dio… Mi ricordai allora del brano delle Scritture che la Chiesa attribuisce alla Santa Vergine: “Sei bella e affascinante, Figlia di Gerusalemme, ma terribile come un esercito schierato in battaglia”». Conchita scrive nel suo diario che la Madonna manifestò con forza, in quei giorni, il suo desiderio di portare le bambine a pregare come si deve, con attenzione e devozione. Disse loro venerdì 18 agosto: «Io vi precederò nella preghiera, voi mi seguirete». E, assicura la giovane, «pregò molto lentamente», mentre le bambine la seguivano sforzandosi di imitarne il modo, il tono e la pronuncia. L’esercizio verteva sulla recita del rosario. «Tutto era pronunciato molto adagio». Alla fine, la Vergine chiese loro di cantare la Salve Regina. Credo che dobbiamo porre molta attenzione a queste frasi: «Pregò molto lentamente» e «Tutto era pronunciato molto adagio». Abbiamo bisogno di imparare questa lezione.

Comportamento dei membri della Commissione

Il 12 agosto del 1961, un certo numero di membri di quella Commissione che si diceva nominata dal Vescovo (o piuttosto dall’Amministratore apostolico), Don Doroteo Fernandez, arrivò a Garabandal con l’incarico di studiare gli strani fenomeni che avvenivano nel paese. La componevano due o tre sacerdoti e un medico, accompagnati da un fotografo. Mi sembra che il loro comportamento nel corso di quella serata non possa assolutamente presentarsi come emblematico per questo tipo di commissione, sia per quel che riguarda l’osservazione dei fatti, sia quanto a imparzialità, sia quanto a misura di gesti e atteggiamenti. Le testimonianze a questo riguardo sono contundenti; specialmente quella del titolare di una parrocchia asturiana, Don José Ramon Garcia de la Riva , che seguiva in quel giorno gli avvenimenti con grande attenzione. Durante la marcia estatica delle bambine lungo le viuzze del paese, i componenti della Commissione, riuniti nella piccola sacrestia, parlavano e discutevano a voce quasi alta. Don José Ramon Garcia, rimasto in preghiera presso l’altare maggiore per chiedere a Dio di concedere la Sua luce al Vescovo e a tutti coloro che avevano l’incarico di quello studio (non sapeva di averli così vicini) poté quindi, suo malgrado, udire quello che dicevano. «Sentii distintamente queste parole: chiuderemo la chiesa al culto; manderemo in vacanza Don Valentin (il sacerdote incaricato di Garabandal) per un mese; daremo ordine al padre gesuita (Ramon Maria Andréu) di andarsene; impediremo ai sacerdoti di salire fin qui; e se tutto ciò che sta accadendo qui è da Dio, farà la sua strada». Frase brillante, quest’ultima, in bocca a dei teologi! Come se fosse nei modi d’agire di Dio imporsi ad ogni costo alle sue creature dotate di libero arbitrio! Dio può aprirsi la strada nonostante tutti gli ostacoli frapposti dagli uomini, ma può anche talvolta abbandonare certi progetti di misericordia per la durezza di cuore di questi stessi uomini. In ogni caso, guai a coloro che, chiamati a collaborare a questi progetti divini con la migliore disposizione di mente e spirito, si oppongono di fatto ai Suoi disegni, troppo legati come sono a vedute, istituzioni e criteri puramente umani. A partire dalla sera del 23 agosto 1961, l ‘umile chiesa di San Sebastian de Garabandal cessò di essere teatro delle estasi delle bambine. Giunse infatti una Nota del Vescovo che prescriveva che la chiesa dovesse restare chiusa alle bambine quando fossero in stato di estasi. Fu Don José Ramon, rimasto al paese come supplente occasionale di Don Valentin, a doversi piegare a questa ingiunzione. Le bambine si mostrarono stupite, ma accettarono docilmente: «Posso testimoniare – affermò il sacerdote asturiano – che a partire da quel giorno le bambine non tornarono più in chiesa quand’erano in estasi: si limitavano a farne il giro esterno con chi le accompagnava, recitando il rosario o cantando la Salve Regina. Le comunioni estatiche dalle mani dell’Angelo non avvennero più all’interno del luogo sacro, ma talvolta sotto il portico». Alcuni giorni dopo, il 26 agosto 1961, fu resa pubblica la prima «Nota episcopale» firmata dall’Amministratore apostolico Don Doroteo Fernandez, il quale, basandosi sul rapporto della Commissione, avanzava questa affermazione: «Nulla finora ci obbliga a riconoscere il carattere soprannaturale dei fatti avvenuti in questa località»; e condizionava «il giudizio definitivo, ai fatti che si sarebbero prodotti in futuro». Non sarebbe stato più opportuno evitare giudizi provvisori e attendere che una questione così complessa, ed evidentemente ancora in pieno sviluppo, giungesse ad un «esito» che avrebbe permesso un chiarimento globale? Prendere così rapidamente posizione, pro o contro, anche in modo sospensivo, predisponeva l’Autorità a restare sulla propria posizione per non doversi smentire in seguito. La nota episcopale si faceva inoltre carico della volontà della Commissione di mantenere nel loro isolamento i fatti di Garabandal. quindi né sacerdoti, né religiosi, né semplici fedeli erano autorizzati a recarsi al villaggio. Tuttavia, non diminuì l’afflusso dei visitatori, fra cui continuavano ad esserci sacerdoti, molti dei quali provenienti da altre diocesi. Per rivivere l’atmosfera che regnava nelle ultime settimane di quell’estate del ’61, ecco alcuni episodi significativi. 29 agosto: Conchita cadde in estasi alle 11 e la si sentì chiedere: «Tutti i sacerdoti sono buoni?» Alcuni istanti dopo fece un gesto di stupore. Don Valentin le chiese poi cosa significasse quel gesto: la bambina rispose che non poteva dirlo. Ma alla fine dovette cedere e dichiarare che la Vergine le aveva detto che, sfortunatamente, «non tutti i sacerdoti erano buoni». Per comprendere la reazione incredula della veggente, dobbiamo pensare alla grande considerazione in cui, a Garabandal, piccoli e grandi tenevano i sacerdoti e a maggior ragione i vescovi… L’indomani Conchita uscì in estasi da casa sua alle 12 e 10, fece un giro per le vie del paese e, giunta accanto alla porta della chiesa, esclamò (come udì lo stesso Don Valentin): «Ah! Credevo che tutti i gesuiti fossero buoni!» Il suo giudizio si era basato, ovviamente, sui due religiosi che avevano avuto a che fare con lei: i fratelli Andréu. Possiamo supporre che la Madonna , rispondendo alle bambine abbastanza accorata, volesse avvertirle per tempo delle sgradevoli esperienze che avrebbero presto vissuto. Voleva prepararle (solo esse?) a quella difficile situazione, la crisi del sacerdozio, che non avrebbe tardato a scoppiare, con gravi conseguenze per tutto il popolo cristiano. In quei giorni era raro che le quattro bambine andassero in estasi simultaneamente, ma esisteva sempre uno strano legame tra loro, tra quelle in estasi e quelle rimaste fuori. Così, nel corso di molte visioni di Loli e Jacinta, Don Valentin si avvalse di Conchita – che era presente in stato normale – per porre loro delle domande. Ma, notò il parroco, «se Conchita le interpellava a voce, le piccole in estasi non sentivano: era necessario porre le domande mentalmente, allora rispondevano. Questo avvenne più di una volta». Ma la Vergine non veniva solo per le veggenti. Veniva anche per molti altri: per tutte le anime di buona volontà. Ella diede numerose, misteriose e misericordiose risposte a tante domande angosciose ed intime. Quante testimonianze di innumerevoli grazie ricevute potrebbero essere raccolte! Furono quelli i veri e più grandi miracoli di Garabandal. Quotidianamente veniva irradiata pace, consolazione, coraggio, fiducia nei cuori di molte persone; e proprio tramite quelle estasi frequenti, inesplicabili per alcuni, da altri considerate assurde, da altri infine disdegnate come un «gioco» infantile che non poteva provenire dal Cielo, coloro che «cercavano Dio con semplicità di cuore» (Sap 1, 1), coloro che avevano fede e desideravano da Lui qualche cenno, ricevettero meraviglioso conforto. Si potrebbe compilare un’antologia di casi, benché molti di essi, forse la maggior parte, resteranno sconosciuti. Ricordo qui uno di essi, di cui parlò spesso Padre Ramon Maria Andréu che ne fu testimone. Era l’inizio del settembre 1961. Un povero sacerdote, tormentato da molto tempo circa la realtà e la validità della sua ordinazione sacerdotale, giunse a Garabandal vestito in tenuta tutt’altro che sacerdotale. Si mescolò agli astanti, chiedendo alla Santa Vergine, con le lacrime agli occhi, di concedergli attraverso le ragazze una risposta inequivocabile alle angoscianti perplessità che nutriva nei confronti della propria vocazione. La risposta venne talmente chiara, che il penoso fardello dei suoi scrupoli sparì totalmente e all’istante… Il povero prete corse in chiesa, si rifugiò in sacrestia, tirò fuori da una borsa la tonaca e la indossò più emozionato che mai. Cadde poi in ginocchio davanti al tabernacolo riuscendo a malapena a balbettare davanti al Signore e alla Vergine tutta l’emozione e la riconoscenza che provava.

IL CASO DI UNA GIOVANE EBREA

 

Comunicazione con l’aldilàultima modifica: 2012-11-28T12:52:00+01:00da giuliusvinco56