Comunioni Misteriose

Comunioni misteriose

L’Angelo che aveva così spesso visitato le ragazze durante l’ultima decade di giugno e accompagnato la Vergine quel gran giorno del 2 luglio, rimase poi una settimana senza apparire. Tornò l’8 del mese. Quel giorno e il giorno seguente, si profuse maggiormente in confidenze con le bambine. «Ci baciò sulle guance e sulla fronte… Ci baciò mentre eravamo allineate» (Conchita). Si trattava sicuramente dell’inizio di una nuova fase di comunicazioni celesti poiché in quei giorni (il martedì 11 luglio, con tutta probabilità) si manifestò un altro vistoso fenomeno, causa di turbamento e di imbarazzo per alcuni: il fatto che le ragazze ricevevano la comunione dalle mani di un essere invisibile. Si cominciò a chiamarlo, in maniera abbastanza impropria, «comunione mistica». Negli appunti di Don Valentin, ho trovato questa breve relazione: «Il giorno 11-12-13 (luglio) le bambine riferirono di aver fatto la comunione», ed è la prima volta che se ne parla. Queste comunioni avvenivano sempre all’ora e nel luogo che l’Angelo indicava in precedenza. Allorquando le ragazze diedero notizia al parroco che «l’Angelo dava loro la comunione», egli fece loro delle domande e poi si espresse in questi termini: «Mi dicono che l’Angelo fa come me, quando distribuisco la comunione». Coloro che talvolta assistevano a queste comunioni non vedevano né l’Angelo, né la Santa Ostia ; ma potevano constatare attraverso i gesti e i movimenti che le ragazze si stavano effettivamente comunicando. Dopo una breve esortazione dell’Angelo a pensare a Colui che stavano per ricevere… recitavano la preghiera di penitenza «Confesso a Dio Onnipotente… » Poi l’Angelo deponeva la Santa Ostia sulla lingua delle comunicande; in seguito, esse, su sua indicazione, recitavano con devozione: «Anima di Cristo santificatemi…» In genere tutto ciò durava dai 10 ai 15 minuti. Abbiamo la prova che l’Angelo veniva a dare la comunione soltanto quando nel villaggio non c’era alcun prete in grado di farlo. È lo stile della Provvidenza: venire in aiuto con mezzi straordinari quando non possiamo ricorrere ai mezzi ordinari. Con queste comunioni fuori dell’ordinario, Dio voleva forse sottolineare per noi l’importanza capitale dell’Eucarestia, sacramento con cui il Salvatore stesso, Gesù in persona, si dona a noi con affetto, per operare nelle nostre anime, in modo diretto, la Sua opera di Salvezza.

Cammini estatici

In quel mese di luglio 1961 si assistette a Garabandal al fatto sorprendente che lo straordinario diveniva quotidiano, il prodigioso quasi normale… Ogni giorno portava con sé l’incontro o gli incontri delle ragazze e degli spettatori con le realtà superiori e invisibili. Le piccole entravano e uscivano dalle loro estasi con assoluta naturalezza, e parlavano di quelle meraviglie come si parla delle cose di tutti i giorni. La stessa cosa capitava agli abitanti del villaggio. Soltanto i nuovi venuti di ogni giorno, i forestieri che giungevano da luoghi sempre più lontani, erano colpiti dalla sorprendente novità e dalla eccezionalità di tutto ciò che osservavano in quel borgo appartato. A metà mese, però, si manifestò un evento di assoluta novità per tutti. Fino ad allora, le apparizioni si erano sempre, o quasi sempre, svolte in quel luogo della «Calleja» che veniva chiamato «Cuadro», e, in genere, le bambine non si muovevano dal posto in cui l’estasi era cominciata: ma verso la metà di quel mese ebbero inizio degli spostamenti, dei movimenti che subito vennero chiamati «cammini estatici» («marchas estaticas»). Non mi valgo di prove formali per affermarlo, ma ho idea che le marce estatiche siano cominciate il 16 luglio, festa della Vergine del Carmelo, o meglio del Monte Carmelo. La prima marcia estatica condusse, lungo un sentiero ripido e accidentato del paese, ad un’altura sopra il villaggio chiamata «i Pini», per via dei nove alberi che vi erano cresciuti solitari. Per l’importanza e il ruolo che detta collina non tardò ad avere in quella che potremmo chiamare la «dinamica di Garabandal», tale luogo può essere considerato il nuovo Monte Carmelo della presenza di Maria tra i suoi. Il pomeriggio di quella domenica 16 luglio ci fu in chiesa la recita del rosario, alla quale presero parte tutto il paese e molti forestieri. Alla fine, due delle ragazze, Conchita e Loli, uscirono dalla chiesa già in estasi. Con passo maestoso si diressero verso la «Calleja», teatro di tante apparizioni… Tuttavia, stavolta, non vi si fermarono. Era molto difficile seguirle, e molti furono coloro che vi rinunciarono. Eppure qualcuno vi riuscì e ce ne ha fatto un racconto dal quale estrapolo solo poche righe: «Non volavano, come è stato detto talvolta da coloro che le vedevano da lontano o in penombra; non volavano, ed io potei constatarlo perché fui come incollato a loro per tutta la durata della marcia. I loro piedi erano poggiati al suolo, ma in una maniera che non saprei spiegare. Sembrava che i loro piedi avessero occhi per vedere dove posarsi (esse mantenevano per tutto il tempo la testa rivolta in su, guardando verso il cielo). Non inciampavano mai, malgrado i molti sassi e le molte pietre che rendevano aspro il sentiero, malgrado i tanti rovi e le spine nell’ultima parte della salita. Camminavano con una leggerezza, con un ritmo e un portamento che non si possono descrivere. Io caddi più volte e inciampai spesso, eppure allora ero un uomo giovane e forte. Sudando e ansimando, mi tenni sempre alla loro altezza e non volevo perdere nulla di quella meravigliosa ascensione. Giunte sul posto, caddero in ginocchio davanti ad uno dei pini come se Qualcuno ve le depositasse delicatamente. Restarono inginocchiate un bel po’, pregando, parlando, sorridendo… Era difficile captare ciò che stessero dicendo, al di fuori di qualche parola isolata. Fu durante quel tempo passato presso “i Pini” che ebbi l’occasione di contemplare quanto fossero straordinari il riso e il sorriso delle ragazze in estasi. Ridevano con tutte se stesse, ma era un comportamento che non aveva nulla a che fare con ciò che si suol chiamare “ridere a crepapelle”. Sembravano straripare di una gioia interiore, credo che fossero colme di una felicità a noi sconosciuta… La discesa da “i Pini” ebbe più o meno le stesse caratteristiche della salita, e tutto ebbe termine davanti alle porte della chiesa. Quando le ragazze tornarono in sé, potei facilmente constatare con piacere che non si erano ferite né alle gambe, né alle ginocchia (benché fossero cadute in ginocchio molte volte sulle grezze pietre della “Calleja”). Se questo non è un miracolo, che persone più intelligenti si incarichino di spiegarmelo. Un altro particolare che mi sorprese molto fu che le ragazze, dopo questa corsa che lasciava tutti noi sfiancati, non provavano né fatica né pesantezza, come se nulla fosse successo. Non si erano rese conto di ciò che si era prodotto intorno a loro; avevano l’impressione di non essersi mosse da lì e credevano che la loro estasi fosse durata solo pochi minuti: in realtà, era durata almeno due ore». Da questa seconda quindicina di luglio, i cammini estatici costituirono a Garabandal uno dei fenomeni più vistosi e frequenti; centinaia di persone possono testimoniare le loro esperienze indimenticabili. Possiamo domandarci quale fosse la causa di questi spostamenti delle ragazze in estasi: non troviamo altre spiegazioni che quella di un misterioso spostamento della Visione stessa. Questa teneva le quattro piccole come se fossero completamente sospese, irresistibilmente calamitate… e, senza alcuna violenza, le portava con sé dovunque volesse. Possiamo davvero affermare che le ragazze non seguivano la Visione , ma erano piuttosto trasportate da Lei. Per descrivere con quanta dolcezza e potenza venivano trasportate, facciamo affidamento sulle constatazioni del signor Lorenzo Otero: – le bambine camminavano senza alcuno sforzo e senza rendersi conto del cambiamento di luogo; – talvolta si spostavano a velocità sorprendente, come se «avessero le ali ai piedi», secondo l’espressione immaginifica di un testimone; – perdevano la nozione del tempo: le ore sembravano loro «brevissimi minuti»; – alla fine delle marce, che sfiancavano coloro che tentavano di seguirle, erano fresche e calme come al risveglio da un sonno ristoratore. All’inizio, le ragazze vivevano solo per se stesse questi cammini estatici… In seguito, divennero di frequente «strumenti» di partecipazione per gli astanti: stupenda condivisione concretizzata in preghiere e cantici. «Un giorno, la Vergine raccomandò a una delle ragazze di recitare il rosario in chiesa dopo l’estasi. La bambina trovò la chiesa chiusa: allora cominciò la preghiera davanti al portale; lì entrò di nuovo in estasi e la Vergine le chiese di pregare più forte affinché la gente prendesse parte alla preghiera. La veggente obbedì, e il tutto si trasformò in un delizioso rosario per le viuzze del villaggio. La ragazza in estasi camminava davanti, la gente la seguiva dietro; la piccola recitava a voce alta e posata la prima parte della preghiera e la gente recitava con devozione la seconda. La ragazza non contava le Ave Maria di ogni decina, ma non sbagliava nessun Mistero; la Madonna la avvertiva sempre per il “Gloria”. Questo successe anche in molte altre occasioni». Il numero e l’importanza delle marce estatiche andavano in crescendo. Per molti, i migliori soggiorni a Garabandal restano legati a queste marce che hanno lasciato ricordi indelebili.

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Comunioni Misterioseultima modifica: 2012-11-28T12:35:00+01:00da giuliusvinco56