EPILOGO

EPILOGO

Abbiamo dunque visto che sabato 13 novembre 1965 la serie dei «fenomeni» di Garabandal è terminata. Da quel giorno, infatti, non è successo più nulla. Ma ora si pone una domanda: quel giorno, la storia di Garabandal: – si è veramente conclusa? – o è stata solo interrotta? La mia personale impressione è che si tratti di una semplice interruzione. Mi pare infatti abbastanza evidente che la storia di Garabandal non ha avuto conclusione, rimasta troncata come un dramma che per qualche motivo s’interrompe all’improvviso, con dei punti di sospensione… ma che esige e deve avere un suo finale. Penso che la storia di Garabandal sia una straordinaria parabola in tre tempi. Un primo tempo, a carattere prevalentemente personale e locale, di meraviglie e comunicazioni intime, tempo terminato quel 13 novembre 1965. Un secondo tempo, di parentesi, interruzione, punti di sospensione; tempo di scelta e di purezza delle adesioni. E quello che viviamo attualmente, con sconcerti, speranze, abbandoni. Un terzo tempo, che stiamo aspettando, il quale possa far luce su molte cose e realizzi delle profezie di portata generale: 1′ avvertimento – il miracolo – il castigo. Mi sembra fuori di dubbio che ciò che è veramente successo a Garabanda4 quel che dobbiamo saper cogliere attraverso la fitta selva di innumerevoli dettagli, è un premurosissimo intervento celeste perché siamo aiutati in questi tempi così difficili per la Chie sa e per il mondo. A tale scopo, il Cielo ci ha posto davanti a: – una nuova «epifania mariana» – un richiamo a un maggior rispetto verso l’Eucarestia – un annuncio dell’avvicinarsi di «tempi escatologici». Perché una nuova «epifania mariana»? Perché proprio Maria potrebbe essere la nostra ultima ancora di salvezza. A Garabandal, la Madonna si è manifestata – di più, si è data a noi – anzitutto come «Madre nostra». Perché «un richiamo a un maggior rispetto verso l’Eucarestia»? Perché la reale presenza del Signore fra noi è ciò che la Chiesa deve assolutamente impedire venga messo in dubbio. Ed è invece ciò che sta accadendo. Perché «un annuncio dell’avvicinarsi dei tempi escatologici»? Perché è possibile che questi tempi siano già alle porte; perché non ci permettiamo di perdere di vista quanto sosteniamo nel Credo: «E verrà di nuovo nella sua gloria…»; perché senza un vivo senso dell’attesa, come già osservò Giovanni Papini, la fede non può mantenersi viva nel cuore degli uomini. Non possiamo perdere di vista che ci sarà un momento finale nella storia. Ha scritto M. Garcia Cordero: «Gli scritti biblici ruotano intorno ad un dramma teologico che si sta svolgendo in tutta la Sto ria e che riflette il disegno di Dio per la salvezza dell’uomo e la sua riabilitazione. Dal primo capitolo del Genesi all’ultimo versetto dell’Apocalisse è percepibile una sorda lotta tra le forze che si disputano il cuore dell’uomo. L’uomo, esercitando male il suo libero arbitrio, sceglie di vivere separato da Dio per affermare così la sua autonomia… e, da un altro lato, un Potere funesto pare dominare l’umanità cercando di deviarla dalla sua orbita naturale: il Dio della Creazione, che guida il Cosmo e la Storia ». L’escatologia è lo studio dell’epilogo finale di questo grande dramma che è il cammino della nostra Salvezza. E c’è da chiedersi se Garabandal non abbia una sua dimensione escatologica. Ci sono sufficienti elementi per metterci in allarme e porci di fronte ai «tempi ultimi». – La presenza e il ruolo dominante dell’Arcangelo Michele che appare nell’Apocalisse come l’Angelo dei combattimenti supremi. – L’affermazione senza mezzi termini del messaggio del 18 giugno 1965: «Questi sono gli ultimi avvertimenti». – La trilogia «avvertimento – miracolo – castigo» le cui caratteristiche obbligano a porla fuori dal corso normale degli eventi celesti. – La ripetuta affermazione che restano, dopo Giovanni XXIII, «soltanto più tre papi», dopo di che si avrà la «fine dei tempi». È possibile che gli eventi di Garabandal si siano verificati perché ci ripetiamo l’un l’altro, noi cristiani di queste ultime ore, ciò che si dicevano quelli della prima ora a titolo di saluto e d’incoraggiamento: «Maran Atha!» Il Signore viene. Noi siamo in questa attesa. E in tale attesa tutti noi, convinti della realtà dei fatti di Garabandal, ripetiamo senza sosta, come nella festa liturgica di «Maria, Mediatrice»: «Cristo Redentore, che hai voluto che tutti i benefici ci pervengano tramite Maria, noi ti adoriamo in ginocchio; Amen! Alleluja!»

 

EPILOGOultima modifica: 2012-11-28T13:41:09+01:00da giuliusvinco56