Filo diretto con il Cielo

Le piccole, durante le loro estasi, restavano sottratte alla realtà di quaggiù: lo si poté verificare in ripetute occasioni. Alcune di queste esperienze, avvenute durante il primo periodo di Garabandal, l’estate del ’61, ci sono narrate dal Padre Ramon Andréu. «Nei fenomeni di Garabandal occorre distinguere due “campi”: quello degli spettatori e quello delle ragazze. Lo spettatore vede le bambine e la loro maniera di agire – movimenti, riso o lacrime, parole, insensibilità al dolore, ecc. – ma non vede l’Apparizione. Al contrario, le bambine contemplano l’Apparizione, stanno al cospetto della sua luce, colgono le sue parole…, ma non vedono nulla al di fuori di ciò, non percepiscono il pubblico che le circonda (benché lo sappiano presente, poiché spesso glielo comunica l’Apparizione). Si vedono l’una l’altra durante le loro estasi, ma se una di loro ne esce (smettendo di contemplare l’Apparizione), mentre le altre continuano, queste ultime, automaticamente, cessano di vedere la loro compagna, poiché essa è uscita dal loro campo. All’inizio, lo spettatore non prendeva assolutamente parte a ciò che si produceva durante l’estasi; in seguito, cominciò a parteciparvi poco a poco… » Questa partecipazione si realizzava non solo attraverso gli oggetti che numerosi astanti ricevevano dall’una o dall’altra ragazza in estasi, oggetti che avevano precedentemente affidato loro per essere offerti al bacio della Vergine, ma anche attraverso la presenza mediatrice delle bambine. Misteriosi messaggi andavano e venivano. Si formulavano delle domande, si ottenevano delle risposte. Le domande, spesso personali, non sempre passavano attraverso le veggenti; talvolta sgorgavano direttamente, senza parole, verso la Beata Vergine , senza alcuna espressione esteriore, trasmesse con il pensiero o con un forte desiderio che solo Dio conosceva… Ma se le domande, talvolta gli slanci dell’ anima, potevano raggiungere la loro destinazione senza passare per l’azione mediatrice delle ragazze, le risposte scendevano abitualmente per loro tramite. Due racconti chiariranno meglio ciò che accadeva. «Una signora pregò insistentemente la veggente, prima dell’estasi, di chiedere alla Vergine Santissima se suo marito credesse veramente in Dio. Dopo l’estasi, ebbe la risposta: “Sì, crede in Dio, ma molto poco nella Madonna; ma crederà”. Il tutto si spiega poiché si sa (la ragazza non lo sapeva) che quell’uomo era protestante. In seguito si convertì al cattolicesimo. Un’altra volta, un uomo, inginocchiato, chiedeva con fervore, ma solo mentalmente, la conversione del genero. Ad un tratto, una delle veggenti in estasi si accostò a lui e gli disse all’orecchio: “Si”. Con qualche altro che si trovava in prossimità, sentimmo perfettamente. Quando chiesi alla ragazza perché avesse detto così, mi disse: ” La Vergine mi ha detto: vedi quell’uomo? Digli di sì”. Io avrei proprio voluto sapere con cosa fosse in relazione quel sì, ma lei mi disse: “Non lo so, la Madonna mi ha solo detto in quel momento di voltarmi e di dire di sì”. L’interessato però comprese benissimo il senso e la portata di quel monosillabo affermativo». Non c’è dubbio: le quattro ragazze durante le loro estasi si trovavano totalmente fuori dal «nostro mondo»… ma non se ne disinteressavano. Tramite loro, si stabiliva una comunicazione affettuosa tra coloro che vivono in questo mondo e coloro che abitano l’altro, i quali ci seguono con attenzione e ci aspettano di là.

La richiesta di un miracolo

Ben presto, con il ripetersi delle comunicazioni delle bambine con la loro Visione, si manifestò la supplica per un miracolo. Con quasi assoluta certezza possiamo ritenere che questa richiesta non sia sorta spontaneamente dalle ragazze; fu vivamente sollecitata dall’esterno, da gente che chiedeva un miracolo indiscutibile per poter credere a tutto ciò senza più dubbio alcuno. Forse il parroco medesimo pensò per primo a un grande miracolo che venisse a liberarlo dalle sue perplessità e dalle sollecitazioni contrastanti di varie persone. Padre Ramon Andréu scrisse poco dopo quelle date: «Da quando Don Valentin ha detto alle bambine di chiedere un miracolo alla Vergine per disporre di una prova valida e poter credere senza alcun dubbio, esse lo hanno più volte sollecitato. All’inizio, la Ver gine sorrideva; in seguito pare che “si sia fatta seria”… E le bambine a insistere: molti non credono, non crederanno senza miracolo; ma la Madonna ripeté a più riprese: “Fra poco crederanno ». La supplica non era rivolta solo alla Madonna; dalle annotazioni di Don Valentin, sappiamo che quel famoso 16 luglio, festa del la Beata Vergine del Monte Carmelo (e quell’anno per di più di domenica), le ragazze ebbero un nuovo incontro con l’Angelo che si mostrò loro sempre sorridente… Ma «quando gli domandammo un segno, si fece serio». Sembra dunque che la richiesta così insistente di un miracolo (che sicuramente si pretendeva molto spettacolare) non fosse favorevolmente accolta dal Cielo… Si cadeva ancora una volta in una situazione che già dispiacque molto a Gesù durante la sua vita tra noi. «Allora, alcuni scribi e farisei lo interpellarono: “Vogliamo vedere un segno chiaro (vale a dire qualcosa di prodigioso) fatto da Te”. Ma Egli replicò loro: “Generazione malvagia e perversa! Un segno è quello che mi chiedete? Ebbene, non vi sarà dato altro segno se non quello del profeta Giona”» (Mt 12, 38-39). Quotidianamente, Gesù dava loro «prove» su di sé e sulla sua missione e tuttavia essi, uomini pieni di superbia e di pregiudizi, continuavano a chiederGli di dimostrare con un prodigio la sua identità e la sua missione. Alla luce di questo episodio evangelico, riusciamo a capire meglio la richiesta di un miracolo a Garabandal. I prodigi non erano gia stati numerosi e quasi quotidiani? Non si sarebbe potuta ripetere l’apostrofe di Gesù risorto ai due discepoli di Emmaus «Come siete insensati e duri di cuore nel credere! » (Lc 24, 25)? Questa resistenza all’azione di Dio, per mancanza di una disposizione del cuore all’umiltà e alla semplicità, Gesù la denunciò più di una volta sino a rinfacciarla, nell’ultima ora, al gruppo scelto dei Dodici. E altrove: « Se non vedete continuamente dei segni e dei prodigi, non credete» (Gv 4,48), rispose al funzionario di Cafarnao venuto a chiederGli la guarigione del figlio. Infine, agli Apostoli, nel momento dell’Ascensione, «rimproverò loro la mancanza di fede e la durezza del loro cuore perché non avevano creduto a coloro che l’avevano visto risorto» (Mc 16,14). Tuttavia, benché la Vergine non potesse accogliere con compiacenza questa insistente supplica, segno di una mancanza di fiducia nella sua inesauribile pazienza di Madre, Ella decise di non lasciarla inascoltata. Padre Ramon Maria Andréu poté allora scrivere: «Le bambine affermano di aver sentito la Madonna dire che ci sarà un miracolo, ma non sanno quando esso avverrà, né in che cosa consisterà».

Una Commissione contro, due religiosi a favore

Si tratta di due fatti distinti ma concomitanti, ricchi di conseguenze per la causa di Garabandal. Il primo fu la posizione ostile frettolosamente adottata dalla Commissione d’inchiesta che si stava costituendo a Santander, capoluogo della diocesi, incaricata di studiare e analizzare l’insieme degli eventi. L’altra fu l’arrivo a Garabandal di due gesuiti, Ramon e Luis Maria Andréu, spinti solo, come tanti altri, nella loro prima visita alla borgata, da una naturale curiosità. Né l’uno né l’altro (come nessuno dei molti che vi si recavano) potevano sospettare l’importanza che quella visita avrebbe in seguito rivestito nella loro vita e nello svolgimento generale dei fatti. I membri della Commissione d’inchiesta concepirono rapidamente un piano per porre termine alla questione Garabandal: «disambientare», distruggerne l’atmosfera. Essi credevano che tutto quello – che accadeva poteva in effetti essere il risultato dell’atmosfera, dell’ambiente così speciale del villaggio e della sua ubicazione. Decisero dunque di allontanarne Conchita, che sembrava avere la personalità più spiccata e influire sulle altre bambine veggenti con un ascendente sospetto. Organizzarono come una specie di «sequestro». Dico una specie… perché non fu un sequestro in piena regola con violenza e brutalità. La ragazzina non fu strappata al suo villaggio con la forza, ma fu allontanata con procedimenti che non sono mai stati totalmente chiariti. A proposito della estasi del 26 luglio, affidata al suo diario e alla quale dà notevole importanza, Conchita ricorda di aver chiesto alla Vergine, su raccomandazione di sua madre, se la lasciasse partire per Santander. I membri della Commissione avevano già messo tutto a punto, e nell’operazione buona parte l’ebbe un sacerdote che intervenne efficacemente: Don Luis Gonzàlez, ex-parroco di Garabandal, che a quell’epoca si trovava in una parrocchia di Santander, Nostra Signora della Consolazione. Era il miglior intermediario per convincere Aniceta, la madre di Conchita. A questa donna buona, ma sempre sospettosa, venne detto che il viaggio aveva per scopo un importante colloquio con il Vescovo, al fine di chiarire una volta per tutte quell’insiéme difatti strani che già preoccupavano tanto lei e d’altronde molti altri. Ma nel piano della Commissione non c’era solo la visita della bambina al Vescovo. Conchita lo capì immediatamente e lo scrisse laconicamente nel suo diario: «Volevano portarmi a Santander perché dicevano che ero io a influenzare le altre… Mi portarono via per costruire le “prove” contro di me». La mattina del 27 luglio, le due viaggiatrici, madre e figlia, lasciarono il villaggio in compagnia del menzionato sacerdote Don Luis Gonzàlez. Molto presto quel pomeriggio raggiunsero Santander; al calar della notte, Conchita diede spettacolo senza volerlo, cadendo in estasi praticamente in mezzo alla strada, davanti alla porta della chiesa della Consolazione (alla stessa ora – cosa appurata in seguito – le altre bambine veggenti erano anch’esse cadute in estasi, pur essendo rimaste a Garabandal, a circa 90 chilometri di distanza dalla «pericolosa influenza» di Conchita!). Per quest’ultima, cominciò il giorno stesso l’esame programmato da due membri della Commissione, il medico José Luis Piùal e il sacerdote Don Francisco Odriozola. Agli «esami» di carattere più o meno psichico o psicologico si aggiunse una forte cura di «cambiamento d’atmosfera»: spiaggia, spettacoli, divertimenti, ecc. (Santander celebra in quel periodo le sue feste estive). Mentre la ragazza si trovava in quell’ambiente così decisamente diverso, non ebbe più estasi. Chiunque può capire quale impatto abbiano avuto tutte queste novità sulla sensibilità di un’adolescente così sveglia strappata d’improvviso al luogo raccolto e austero della sua montagna. Con questa cura intensiva di mondanità, e utilizzando durante i colloqui con la ragazza un misto di adulazione e di minaccia, coloro che agivano in nome della Commissione raggiunsero infine il risultato che apparentemente speravano: strappare a Conchita delle «prove» contro la veridicità di tutto ciò che succedeva al paese. Queste «prove» risultarono poi essere una dichiarazione ambigua della bambina: «Forse ciò che mi riguarda non è sicuro, ma per quanto riguarda le altre bambine, sì…», e una firma «in bian co» su un foglio di carta dove pare non ci fosse niente di scritto, ma sul quale qualsiasi cosa avrebbe potuto essere scritta, dopo. Indubbiamente, in questo piccolo dramma, Conchita non ebbe nulla dell’eroina: ma che dire della maniera di procedere di coloro che erano lì per servire la verità e la giustizia? Era stato previsto di trattenere a lungo la bambina a Santander, e questo a lei non sarebbe dispiaciuto; ma sua madre Aniceta che, rassicurata, era presto tornata al paese lasciando sua figlia in buone mani, tornò all’improvviso, otto giorni più tardi, per portarla via. Aveva pieno diritto di farlo e nessuno poté impedirglielo. Così si concluse lo strano episodio che fu il primo punto oscuro, fonte di confusione per il futuro di Garabandal, così luminoso sotto tanto aspetti. L’altro fatto importante di quella fine di luglio si produsse durante il soggiorno di Conchita a Santander. Abbiamo già detto che fu la prima salita a Garabandal dei due padri gesuiti, Ramon e Luis Maria Andréu. Quel 29 luglio doveva restare per Garabandal uno dei giorni più ricchi difatti e particolari sorprendenti. La relazione di tali eventi figura nel mio libro già più volte citato. Qui, per necessità di concisione, mi limiterò alle esperienze personali dei due religiosi. La cosa migliore è cedere la parola a uno di loro, Padre Ramon, di cui riportiamo un’intervista: «Come lei può supporre, io non pensavo affatto, all’epoca della mia prima visita a Garabandal, che mi sarebbe stato concesso di assistere a fatti e fenomeni degni di seria attenzione… Se mi sono deciso a salirvi nonostante i molti miei impegni, fu soltanto per non respingere l’insistente richiesta di alcuni amici, e anche perché avevo bisogno di qualche giorno di riposo. – Ma suo fratello, Padre Luis Maria, credeva già a tutto questo? – Niente affatto! Né lui, né io avevamo alcuna prova. Credo che nessuna persona accorta accetti questo genere di fenomeni senza una buona dose di prove o motivi. – Come avvenne esattamente quello che Conchita riassume nel suo diario? – Ecco. Alla fine del pomeriggio, ci ritrovammo ai Pini. Loli e Jacinta erano in estasi. Non erano circondate da molti curiosi, così potei stare molto vicino a loro. Le sentii perfettamente parlare con la Madonna a voce bassa, quasi in sordina (caratteristica tipica del loro modo di parlare in estasi), ma non colsi tutto, solo delle frasi sconnesse. Dopo otto o dieci minuti, ebbi l’idea che potesse trattarsi di un caso di ipnotismo. Guardai attentamente i presenti, per scoprire la possibile causa dell’ipnotismo. Osservai Don Valentin, Ceferino, Julia, gli altri… Tutti i volti riflettevano un’espressione di ammirata sorpresa, che allontanava ogni ipotesi di un loro intervento come agenti ipnotici. Sembravano più disposti a essere essi stessi ipnotizzati che a influenzare qualcuno in tal senso. Prima di allora avevo gia visto le bambine entrare e uscire dall’estasi, ma sempre tutte e due contemporaneamente, come se avessero un’ anima sola. Mi venne improvvisamente in mente un’idea che mi parve interessante come prova di veridicità e dissi mentalmente: “Se questo è vero, che una delle ragazze torni in sé, mentre l’altra rimanga in estasi”. Nello stesso istante, Loli, che era più vicina, si voltò verso di me e mi guardò sorridendo… Come se niente fosse successo, le chiesi: “Ma tu non vedi più la Madonna ?” “No, signore”. “E perché?” “Perché se ne è andata”. “Andata? Guarda Jacinta!…” Loli la guardò: il suo viso si illuminò di un enorme sorriso, era la prima volta che vedeva una compagna in estasi mentre lei non lo era. Allora le chiesi: “Cosa ti ha detto la Vergine ?” Aprì la bocca per rispondermi quando di nuovo entrò in estasi. Mi avvicinai molto a lei e potei sentire Jacinta: “Loli, perché te ne sei andata?” Ma Loli parlava di nuovo con l’Apparizione e Le diceva: “Perché te ne sei andata?… Ah, è per questo? perché lui creda?” Mi voltai verso mio fratello Luis e gli dissi: “Fa’ molta attenzione a quello che pensi, perché qui la trasmissione del pensiero è folgorante!” – E lei, padre, ha creduto in quel momento? – Quello che era successo mi aveva colpito molto e mi faceva pensare che non si trattasse affatto di una commedia. Ma da questo al credere seriamente, senza riserve, vi è una distanza che non si colma così facilmente. Una cosa resta tuttavia certa, se mi rifaccio all’insieme dei fatti ai quali ho assistito (con uno scetticismo talvolta eccessivo, lo confesso): posso qui di nuovo affermare che non si trattava di commedia o simulazione da parte delle bambine»”. Così, quel 29 luglio, a dispetto del loro scetticismo d’altra parte rapidamente scosso, entrarono nella storia di Garabandal due fratelli, sacerdoti e religiosi, che sarebbero stati fortemente implicati, in seguito, nello svolgersi degli eventi.

 UN AGOSTO FUORI SERIE

 

 

Filo diretto con il Cieloultima modifica: 2012-11-28T12:41:00+01:00da giuliusvinco56