GLI ULTIMI TRE ANNI

GLI ULTIMI TRE ANNI

1963: un anno di sospensione

Era duro ammettere che la vicenda di Garabandal fosse conclusa: veramente e per sempre. Un esito di quel genere non sembrava propriamente materno… come Conchita scriveva in una lettera di febbraio alla signora Gallardo: «E’ già da un po’ di tempo che non vediamo più la Madonna… E non so quando tornerà, poiché non si è congedata da noi e non ci ha detto niente… » Sembrava più logico pensare a un’interruzione più che a un taglio definitivo. All’improvviso, un nuovo fenomeno mistico venne a sostituirsi a quello delle visioni e delle estasi: il fenomeno delle «locuzioni». Le ondate di disappunto che scossero Garabandal in quel gennaio ‘63 si erano rivolte anche contro Conchita, che, delle quattro ragazzine, sembrava la più convinta non solo degli eventi passati ma anche sulla realizzazione di quelli annunciati. E subito… Ma ascoltiamo Conchita: «Anch ‘io ho dubitato un poco sull’evento di un miracolo. Un giorno, mentre ero in camera mia in preda al dubbio… sentii una voce che mi diceva: “Conchita, non dubitare; mio Figlio farà un miracolo”. La sentii dentro di me, ma talmente chiara che era come se l’avessi sentita con l’udito. Eppure era un linguaggio senza parole. Mi lasciò in uno stato di gran pace… in una gioia più grande ancora di quando vedevo la Madonna. Il primo a cui l’ho detto è stato Placido Ruiloba di Santander; poi lui l’ha riferito ad altri» (diario di Conchita). Il sacerdote già più volte citato, Don Luis Lopez Retenaga, professore di teologia al seminario di San Sebastian (Guipizcoa), scriveva nel suo terzo resoconto al Vescovo di Santander: «Mentre ero per strada verso Garabandal, dove mi stavo recando per aiutare il parroco durante la Settimana Santa (dal 7 al 14 aprile), venni a conoscenza di certe voci riguardanti nuovi fenomeni che interessavano Conchita e Loli. Esse stesse, durante la Settimana Santa , mi parlarono molte volte di’ “visioni interne” che sembravano avere. Potei esaminare separatamente l’una e l’altra e giunsi alla conclusione che si trattasse di “locuzioni” Conchita disse che questo nuovo fenomeno le era già capitato altre volte. Sembra che sia cominciato a marzo, nel periodo in cui soffriva penosamente per la lunga assenza della Madonna, iniziata a gennaio, e per i dubbi manifestati da così tante persone… Un giorno, stando inginocchiata a casa sua in preda a queste angosce, udì la Madonna che le diceva: “Non dubitare; mio Figlio farà un miracolo” La sua certezza al riguardo, da allora, è evidente dalla grande pace di cui gode. Nella stessa occasione mi conferma: “Odo, senza percepire voce”, altre cose, per il bene della sua anima e quella di altri… »

La prima «locuzione» di cui Conchita parla nel diario si manifestò a marzo, all’inizio della Quaresima; trascorse un mese prima che ne avvenisse una seconda: «I giorni passavano e lei ( la Madon na) non tornava a parlarmi! Mi faceva soffrire, ma la comprendevo: come aveva potuto Dio accordarmi una felicità così grande, senza che me la meritassi? Ma in capo a un mese ho sentito di nuovo quella voce di felicità interiore, senza parole, in chiesa» (diario di Conchita). L’adolescente, con i suoi 14 anni appena compiuti, era diventata una ragazza molto sveglia; è importante constatare che viveva in quei mesi un periodo di fervore speciale. In una lettera di sua zia Maximina, datata 11 febbraio, si legge: «Quando Conchita non deve andare nei campi, passa praticamente tutta la giornata in chiesa. Al mattino va a recitare il rosario, e alcune donne si aggregano a lei. Al pomeriggio, vi passa la maggior parte del suo tempo, senza mai annoiarsi». Questo non significa che la ragazza fosse diventata matta o che si fosse chiusa in sé. La stessa Maximina le chiese un giorno: «Cosa ti piace di più, divertirti o stare in chiesa?» Sempre pronta a scherzare, la ragazza rispose: «Mi piacciono molto tutte e due le cose». Se queste erano le sue disposizioni spirituali immediatamente prima delle «locuzioni», possiamo immaginare cosa sarebbero diventate dopo. Conchita sembra farvi allusione quando scrive: «Queste locuzioni mi hanno fatto molto molto bene. Preferisco le locuzioni alle apparizioni perché, nelle locuzioni, mi sembra di avere la Ma donna dentro di me». Sono quasi le ultime righe del suo diario incompiuto. Passò un mese tra la prima e la seconda locuzione, e quello spazio di tempo sembrava dover diventare l’intervallo abituale. In una lettera del 7 luglio, Maximina scrisse alla famiglia Pifarré di Barcellona: «Non so se vi ho già detto che Conchita e Loli ora hanno delle “locuzioni”; e come se la Madonna parlasse loro senza che esse La vedano. Mi dicono che nel corso di queste “locuzioni” provano una gioia immensa. Mi pare che le abbiano una volta al mese… » E verso la fine dell’anno, il 28 novembre, la stessa Conchita scriveva a Maria Herrero de Gallardo: «Mi chiedi di parlarti della Vergine… Cosa posso dirti se ora non La vedo più? Io Le parlo (o meglio Lei mi parla) solo una volta al mese. Questo mese però non ho ancora parlato con Lei: domani o dopo domani mi parlerà». E Maria scrisse qualche tempo dopo sulla pagina manoscritta della bambina: «Il giorno successivo, 29 novembre, ebbe la locuzione che aspettava». Conchita dichiarò che le locuzioni si producevano sempre quando era in preghiera, sia a casa sua, sia in chiesa. Loli affermò la stessa cosa. Una risposta interessante fu data dalle due bambine alla domanda posta da Don L0pez Retenaga: «Cosa scegliereste tra un’apparizione, una comunione o una locuzione»? « La comunione! » risposero contemporaneamente. « Si cerchi di cogliere – notò il sacerdote – il valore di quella risposta. Lo stato di felicità e di gioia che portavano le apparizioni e le locuzioni contrastava con l’aridità e la rigidità delle loro comunioni. Sì, soltanto una grande fede poteva portare queste giovinette, senza formazione speciale, a formulare una risposta così giusta». Nelle locuzioni, intervennero dapprima la Madonna , poi in seguito, anche il Signore. Quelle della Madonna erano improntate ad un affettuoso atteggiamento materno. Quelle del Signore… ascoltiamo Conchita: «Le apparizioni e locuzioni della Madonna mi riempivano di felicità; ma le locuzioni di Gesù erano ancora migliori. Non so, si trattava di qualcosa di diverso, di superiore. Il Signore era molto serio e, quando mi parlava, sembrava preoccupato per tutti; la Vergine , al contrario, sembrava preoccuparsi specialmente per me» (dai suoi colloqui con Madre Maria Nievas, al collegio di Burgos, il 9 e il 16 novembre 1966). Durante una locuzione che ebbe dopo essersi comunicata, il 10 luglio 1963, il Signore disse che il miracolo sarebbe venuto per convertire tutto il mondo (e non soltanto la Russia , benché questa fosse specialmente designata…). In questa o in un’altra locuzione, il Signore le parlò dei sacerdoti: «Bisogna pregare molto per loro: perché siano santi e compiano bene il loro dovere; perché rendano gli altri migliori; che Mi facciano conoscere a coloro che non Mi conoscono; che Mi facciano amare da coloro che Mi conoscono ma non Mi amano». Anche a Loli, nel corso delle locuzioni da cui era favorita, fu chiesta la stessa cosa. In una lettera indirizzata a Padre Retenaga, datata 13 ottobre di quell’anno, troviamo queste preziose confidenze: « La Vergine mi fa capire quando un sacerdote è in stato di peccato, perché io possa pregare e fare dei sacrifici per lui… In una locuzione durante la quale parlavo con la Madonna , Le chiesi di darmi una croce affinché io soffrissi per tutti i sacerdoti. Ella mi comandò di compiere tutto con pazienza e di essere molto umile, ché quello è più gradito a Dio… Aggiunse anche: “Prega per i sacerdoti, ce ne sono che hanno bisogno ogni giorno di maggiori sacrifici… In un’altra occasione, Le chiesi: “Perché i miei genitori non credono?” Ed Ella mi rispose: “Perché tu devi soffrire, sì, devi soffrire molto in questo mondo”. “E quali sacrifici devo fare?””Devi essere più ubbidiente”».

«Restano solo tre Papi»

Il 3 giugno una grande notizia si sparse velocemente in ogni parte del mondo: «E morto il Papa». Tale notizia suscitò una viva emozione, poiché papa Giovanni XXIII aveva acquisito grande popolarità. Anche le campane dell’umile chiesa di San Sebastian de Garabandal suonarono a morto per lui… Fu allora che, apertamente, Conchita disse a sua madre, e lo ripetè poi ad altre persone: «Ora restano solo tre papi». – Ma come fai saperlo? – Me l’ha detto la Madonna. – Allora sta per venire la fine del mondo? – La Madonna non ha parlato di «fine del mondo», ma di «fine dei tempi». – E che differenza c’è? – Questo non lo so; so solo che mi ha detto che dopo questo papa ce ne saranno solo altri tre: poi giungerà la «fine dei tempi». E’ possibile che la Vergine abbia parlato di questo argomento in diverse occasioni. Sappiamo con certezza che ne parlò il mattino del 20 dicembre 1962 durante un’estasi di Conchita. Lo sappiamo con assoluta certezza dalle precise annotazioni che scrisse allora un testimone di riguardo, il signor Francisco Clapes Magmo, di Barcellona. Ne ho avuto conferma da una lettera che Maximina scrisse il giorno stesso alla famiglia Pifarré, nella quale si legge: «Oggi Conchita ha detto che ci saranno solo più tre papi… » L’asserzione della Vergine venne come una rettifica a una domanda fatta dalla ragazza a proposito di qualcosa che aveva udito ma non capito bene: «Dice Mercedes (la scrittrice Mercedes Salisachs, lì presente) che secondo le profezie di San Malachia sui papi, ne restano solo due». La Vergine rispose che ci sarebbero stati ancora tre papi e non due; dopo di che, sarebbe giunta la «fine dei tempi». Questo annuncio profetico non è mai stato smentito da Conchita nemmeno una volta; al contrario, l’ha ripetuto, per iscritto e oralmente, ogni volta che è stato necessario. Non è possibile pensare, vista la sua precisione compromettente, che questa dichiarazione possa essere frutto di delirio, o un inganno della ragazza. Così come la ragazza ha sempre detto di non aver mai udito che, dopo i tre pontefici successivi a papa Giovanni XXIII, sarebbe venuta la fine del mondo, bensì la «fine dei tempi»; e che lei ignora quale differenza può esserci fra l’una e l’altra cosa. Chiarire questa differenza non è facile, sebbene a me pare di comprenderla meglio ogni giorno che passa. A Garabandal, fin dal 1963, siamo stati dunque avvertiti con chiarezza: stiamo per giungere a ore decisive, forse le ultime che l’orologio della storia segnerà… Ma al limite di queste ore, ci sarà data ancora una grande e meravigliosa occasione di salvezza.

Il miracolo

L’anno 1963 viene a confermare e precisare ulteriormente la profezia. Si precisano nuovi dettagli. Don Luis Lopez Retenaga, redigendo il suo secondo resoconto sugli eventi di Garabandal nell’aprile del 1963, riassume così ciò che ha raccolto in merito: «Conchita afferma: – Che è a conoscenza del miracolo sin dall’ottobre 1961. – Che la Madonna dapprima lo ha comunicato a lei sola. E che lei stessa in seguito ne ha informato le altre ragazze. – Che sarà di giovedì (giorno eucaristico) alle 8 e 30 di sera, e che durerà circa un quarto d’ora. – Che quel giorno si verificherà un avvenimento nella Chiesa: il miracolo verrà in seguito, in quello stesso giorno. – Che lei stessa annuncerà la data del miracolo otto giorni prima. – Che, oltre a coloro che si troveranno nel paese o nei dintorni, il Papa vedrà il miracolo dal luogo in cui si troverà e così Padre Pio. La Madonna non ha precisato quale Papa. – Che i malati presenti saranno guariti, ivi compresi i peccatori, poiché secondo la Madonna “sono anch’essi suoi figli”».

L’ultima apparizione dell’anno

Il 1963 si conclude a Garabandal con una nuova visita della Madre del Cielo a Conchita, nel giorno del suo onomastico, l’8 dicembre. Erano le 5 e 30 del mattino. Il silenzio e l’oscurità avvolgevano il villaggio addormentato; faceva freddo; nessuno si muoveva e non si sentiva alcun rumore. Conchita e sua madre si trovavano davanti alle porte chiuse della chiesa; all’improvviso, l’adolescente cadde in ginocchio: era cominciata l’estasi. Aniceta vide che sua figlia dialogava, ma non le era possibile cogliere il dialogo. Più tardi soltanto se ne conoscerà una parte da un resoconto della veggente: « La Vergine mi ha innanzitutto augurato “buon onomastico” e poi mi ha detto: “Tu non sarai molto felice sulla terra, ma lo sarai in Cielo”. Poi mi disse molte cose… mi parlò degli eventi futuri… Ma mi ingiunse di non rivelare nulla… » Così, tra crisi, annunci, misteri e speranze, passò questo sconcertante anno 1963, secondo del Concilio Vaticano Il, terzo degli eventi di Garabandal. In quell’epoca, molti dei fatti non potevano essere capiti. Tuttavia, l’ultima dichiarazione fatta a Conchita resta chiara e valida per ciascuno di noi: ricercare la felicità sulla terra, qui e adesso… «hic et nunc», significa inseguire un sogno utopistico.

1964: altro anno di interruzione

Le veggenti continuarono a non avere altre apparizioni. In compenso, Conchita e Loli ebbero ancora delle «locuzioni», sebbene molto rare. Con questo singolare favore dal Cielo le ragazze acquisirono una notevole maturità spirituale. Il 4 febbraio, Maximina scriveva alla famiglia Pifarré: «Io non nutro più alcun dubbio su quello che accade qui, perché sento Conchita dire cose alle quali non so cosa rispondere e non mi azzardo a proseguire nella conversazione. L’altro giorno, per esempio, disse che la sola croce che aveva era di non amare sufficientemente Gesù; il resto, per quanto impellente potesse sembrare, non importava nulla». E di nuovo, in una lettera del 23 marzo: «Conchita è molto fervente; oggi mi ha detto che si augura di entrare in convento e che, se potesse, le piacerebbe andare anche adesso. E se vedessi com’è bella! Ma sembra che il mondo non la attiri; certo, come è naturale, le piace anche divertirsi, ma sempre con i bambini più piccoli, con la mia piccina e altri della stessa età». Frattanto il clima fra gli abitanti non migliorava; il paese migliorava solo negli aspetti materiali. I testimoni francesi che hanno scritto il libro L ‘Etoile dans la Montagne confermano queste impressioni: «Le famiglie cominciavano a esprimere un’invidia mal dissimulata; e a proposito delle apparizioni non regnava l’unanimità… Non pochi vacillavano per il protrarsi dell’attesa del famoso miracolo. Uomini e donne che avevano seguito instancabilmente le quattro veggenti in estasi si mostravano ora incapaci (eccetto alcuni anziani silenziosi e un certo numero di anime più ferme) di attenersi a quello che molte volte avevano visto, udito e toccato. Una popolazione con un appetito disordinato di fenomeni miracolosi stava cadendo ora in una cecità spirituale e in una specie di indurimento tali da suscitare stupore nei forestieri che provenivano da fuori… » Furono questi stessi visitatori che mantennero accesa la fiamma di Garabandal. Sapevano infatti che in quel luogo erano successe molte cose, serie ed importanti, che non potevano essere vanificate da una semplice mancanza di continuità. Che cosa speravano? Cosa cercavano ancora? Oltre ad incontri personali con il soprannaturale, attendevano il «logico» epilogo a quelle manifestazioni che avevano suscitato tante speranze e che si erano così stranamente e repentinamente interrotte. Il coraggio e la speranza tornarono con l’annuncio che Conchita aveva avuto di nuovo una visita della Madre del Cielo, l’8 dicembre, giorno del suo onomastico: e quello che le era stato detto allora era di interesse vitale. La bambina ne parlò a diverse persone e lo mise anche per iscritto: «Il giorno dell’Immacolata Concezione, la Vergine mi ha fatto gli auguri per il mio onomastico, e mi ha detto che il 18 giugno vedrò di nuovo l’Angelo Michele» (lettera a Padre Laffineur del 12 gennaio 1965). Era significativo: il grande Arcangelo non era mai entrato in scena per delle inezie: il suo annunciato ritorno non sarebbe sicuramente coinciso con eventi secondari; colui che per primo era venuto, quattro anni avanti, a segnare l’inizio di tutti questi eventi, sarebbe tornato ora per concluderli.

1965: un ‘importante comunicazione

Nel pomeriggio della festa del 1 gennaio, Conchita salì ai Pini dove di nuovo ebbe una apparizione. Vi era salita tutta sola; ma una parte della sua estasi fu notata da due testimoni inattesi: Joaquina (12 anni) e Urbano (9 anni) che scendevano dalla montagna diretti al paese con il loro piccolo gregge di pecore. La notizia corse rapidamente di casa in casa. Non mancò di suscitare sorpresa, poiché da mesi e mesi il paese era privo dello spettacolo delle estasi. La giovane lo comunicò subito, a voce, a sua zia Maximina, e più tardi scrisse a Padre Laffineur che durante questa estasi aveva contemplato di nuovo la Madonna e aveva ricevuto una comunicazione di primaria importanza. «Il 1 gennaio ho visto di nuovo la Madonna ai Pini. Sembrava avesse la stessa età della prima volta, circa 18 anni. Portava un vestito bianco e un manto azzurro. Brillava di una luce prodigiosa, che non feriva gli occhi e che l’avvolgeva completamente. Non so se le apparizioni ricominceranno, sia per me sia per tutte e quattro. Ma la Madonna darà un nuovo messaggio, poiché mi ha detto: “A quell’altro (quello del 18 ottobre 1961) hanno fatto appena caso”. La Madonna darà dunque un ultimo messaggio» (lettera a Padre Laffineur). Questa comunicazione profetica comprendeva anche un «avvertimento» che Dio stava per dare al mondo. Conchita ne restò molto impressionata… Comunicò dapprima il suo segreto alla menzionata Maximina Gonzàlez, di cui aveva piena fiducia, poi ne fece una breve relazione scritta a Padre Laffineur. Tutto quello che Conchita ha detto da allora sull’avvertimento può così riassumersi: 1) Porterà afflizione e sarà impressionante. 2) Non verrà come castigo, ma con finalità di salvezza: «Affinché i buoni si avvicinino ancora di più a Dio e i cattivi si convertano e cambino». 3) Sarà un fenomeno di portata universale; poiché toccherà tutti in ogni parte del mondo. 4) Si vedrà chiaramente che si tratta di «cosa di Dio»; e gli uomini, davanti a questo, non potranno fare altro che invocare la misericordia divina. 5) Avrà una duplice dimensione, esterna ed interna; tutti lo vedranno «nel cielo» e, nello stesso tempo, ciascuno proverà in sé la terribile esperienza di quel che è veramente il peccato: la perdita di Dio. 6) Si produrrà sicuramente prima del miracolo, ma il giorno e l’ora non sono stati rivelati. 7) Sarà probabilmente un periodo di misteriose tenebre, durante il quale non ci sarà altro rifugio, altra consolazione che la preghiera. Per quanto importante fosse questa comunicazione, si propagò solo debolmente e non causò grande emozione… L’attesa più febbrile era rivolta verso l’altro annuncio, quello del ritorno dell’Angelo nel mese di giugno. Per molti, più si avvicinava la data, più il verificarsi di quell’annuncio era causa di inquietudine. E se non fosse successo niente? Se fosse stato un nuovo fallimento? Coloro che erano stati più strettamente coinvolti nelle apparizioni si mostravano più ansiosi: il parroco Don Valentin, Placido Ruiloba, i genitori delle veggenti… Il parroco, avendo saputo che Conchita spediva delle lettere, la fermò un giorno per strada e le disse brutalmente: «Ma sei proprio sicura? Non sarà una bugia o una tua immaginazione? » L’atmosfera del villaggio è così descritta nel libro L ‘Étoile dans la Montagne : «Tra le famiglie delle veggenti dissensi e discussioni, a volte invidia; tra i paesani, critiche, esitazioni, imprudenze, persino impertinenze riguardo la visita dell’Angelo. Tuttavia serpeggiava una fiducia latente. Un desiderio più o meno dissimulato di vedere ciò che sarebbe successo, dal momento che da due anni non si era piu visto niente».

La folla accorre di nuovo a Garabandal

GLI ULTIMI TRE ANNIultima modifica: 2012-11-28T13:34:00+01:00da giuliusvinco56