Il caso di una giovane Ebrea

Il caso di una giovane ebrea

Alla fine di quell’estate del 1961 accadde un fatto che, più di ogni altro, mette in evidenza l’azione «di salvezza» realizzata dal la Madonna a Garabandal. Domenica 27 agosto arrivarono per la prima volta a Garabandal una signorina di Burgos, Asuncion de Luis, e una più giovane studentessa francese, Muriel Catherine C., che Asuncion ospitava provvisoriamente a casa sua. La giovane di Burgos era una cattolica fervente e una grande devota della Vergine: a ragazza francese non professava alcuna religione, poiché né suo padre ebreo, né sua madre protestante si erano presi cura di insegnarle ciò che essi stessi non vivevano né praticavano. L’indomani, lunedì 28 agosto, le due ragazze furono ammesse in casa di Jacinta, che si trovava in cucina con i suoi genitori insieme a Mari-Loli e i suoi; era presente anche Don Valentin, tutti in attesa dell’Apparizione, poiché le ragazze erano già state chiamate. Asuncion de Luis spiegò brevemente alle ragazze la situazione della sua compagna, chiedendo loro di intercedere per lei presso la Vergine. E consegnò loro il suo rosario d’argento perché lo facessero baciare dalla Madonna. Poco dopo ci fu l’estasi. Le persone presenti sentirono ciò che le due bambine dicevano alla loro Visione, con il tono caratteristico delle estasi, simile a leggero mormorio: era venuto «un Padre a dir loro che ciò che vedevano era opera del demonio, e che per questo dovevano usare l’acqua benedetta, perché scomparisse». Alla risposta della Vergine, il loro viso, finora contratto, s’illuminò di un sorriso meraviglioso. Cominciarono allora a parlare di Catherine: «Guarda, non è cattolica… Non è neanche battezzata: su, aiutala, aiutala!… Ah! E a causa di suo padre… » Venne poi la presentazione degli oggetti religiosi per il bacio dell’Apparizione. Quando fu il turno del rosario d’argento di Asuncion, si udì: «Ah! Lei (Catherine) ha imparato a pregare con questo rosario. E’ con questo che ha recitato le sue prime Ave Maria?» E, una dopo l’altra, le due bambine presentarono il rosario da baciare alla Vergine, mentre ripetevano, come sotto la spinta di una viva impressione: «Quello delle sue prime Ave Maria… delle sue prime Ave Maria!» Quando tutti gli oggetti furono baciati dalla Vergine, le ragazzine chiesero: «Adesso? – Bene». Loli prese il flaconcino di acqua benedetta, preparata per scongiurare l’eventuale presenza diabolica, tolse il tappo e ne gettò con forza il contenuto in aria… «Allora – testimonia Asuncion de Luis – potemmo constatare tutti che l’acqua non cadde dove avrebbe dovuto ma, eseguendo una misteriosa traiettoria, ricadde tutta e soltanto su Catherine, al punto che ella esclamò: “Mi ha inzuppata!” (pur essendo la quantità d’acqua molto esigua)». Lì per lì, nessuno poté cogliere il motivo di questo mistero, ma un giorno si sarebbe chiarito. La giovane ebrea francese, Muriel Catherine, nonostante fosse intimamente propensa alla fede cattolica, non poteva ancora farne apertamente la professione. Era ancora minorenne e per alcuni mesi dovette combattere con l’incomprensione e l’opposizione dei suoi genitori, disposti a concederle tutto, tranne che entrare nella odiata Chiesa di Roma: sarebbe stato un affronto per la famiglia. Ma nel 1963 poté tornare in Spagna e inspiegabilmente ottenere il permesso di soggiorno temporaneamente a Burgos, dove aveva trovato un lavoro… Il 20 ottobre ricevette solennemente il battesimo nella grandiosa cattedrale. Le veggenti non avevano pregato invano per lei presso la Vergine. Più volte durante la visione avevano ripetuto: «Ah! Allora a 21 anni, quando sarà maggiorenne». Così, raggiunta la maggiore età, Muriel Catherine entrò a pieno titolo nella famiglia dei figli di Dio, scegliendo il nome franco-spagnolo così cristiano di Maria del Carmelo Catherine. Non potrebbe questa storia intitolarsi «Dall’acqua di Garabandal all’acqua del Battesimo»? Inoltre, non ci sarà un particolare significato profetico nascosto in questo duplice evento? La Madonna si presenta a Garabandal come Beata Vergine del Monte Carmelo, nome legato a Israele, e la prima persona non cattolica che attira alla fede è proprio una figlia del popolo di Israele.

Notti di grazia

Sono mai state vissute notti così ricche di avvenimenti come quelle di Garabandal in quel periodo? Tutto il tempo veniva trascorso o a seguire le piccole in estasi pregando con loro, o in riunioni domestiche a commentare gli eventi. Possiamo avere un’idea di queste notti grazie a questo breve racconto di una testimone, Maria Herrero de Gallardo. «Il 12 settembre 1961, verso le 8 di sera, al calar dell’oscurità, le bambine in estasi attraversarono il paese e presero il sentiero che scende a Cossio. Credo che fu quella l’unica volta che le vidi incamminarsi verso quella direzione. Era la festa del Santissimo Nome di Maria, di conseguenza la mia, ma innanzi tutto quella di Colei che, come nessuno, ha reso glorioso quel nome. Avevo chiesto a Conchita di porgere gli auguri alla Vergine da parte mia… All’improvviso le quattro bambine si misero a camminare velocissime: era impossibile seguirle… Fortunatamente, poco dopo si fermarono, poi continuarono accompagnate dagli astanti, pregando ad alta voce. Giunte al piccolo ponte di legno che sovrasta il burrone in fondo al quale scorreva a cascata il torrente, si fermarono di nuovo e, voltate verso i Pini, proseguirono le loro preghiere. Sotto il cielo terso, costellato di stelle, nella notte chiara e trasparente, le Ave Maria si sgranavano lentamente, struggenti di infinita dolcezza. I quindici misteri del rosario si succedettero così senza fretta; le bambine era abituate a pregare con grande calma quando erano in estasi… Tutto invitava alla meditazione. Capì allora più chiaramente perché Conchita chiamasse il “Cuadro” il suo “piccolo spicchio di Cielo”. Trovai anch’io, in quella notte, il mio piccolo angolo di Cielo nel corso di quella preghiera, nel silenzio e nel raccoglimento». Le conversazioni si alternavano alle preghiere. Ascoltiamo di nuovo la stessa testimone: «Una sera dopo l’apparizione, mi ritrovai sola con Conchita nella sua cucina. Approfittai dell’occasione per dirle: “Conchita, parlami della Vergine” (nessuna delle bambine parlava spontaneamente delle visioni: sapevano mantenere il segreto). “Cosa vuoi che ti dica? Oggi la Vergine è venuta senza il Bambino Gesù. Ed era senza la corona; aveva i capelli lunghi, castani, con la riga in mezzo. Non l’abbiamo mai vista con un velo sul capo; i capelli si muovono leggermente come al soffio di una brezza. Particolare interessante: quando recita il Gloria inchina il capo con una straordinaria reverenza. Un’altra cosa: la Madonna , guardandoci, dà l’impressione che, più che a noi, guardi al mondo; e in che modo! Nessuno di noi potrebbe guardare così “- L’hai vista qualche volta vestita con l’abito del Carmelo?” – Solo un giorno, quello della festa della Beata Vergine del Monte Carmelo, il 16 luglio. Viene sempre vestita di bianco, con un manto azzurro – E che puoi dirmi di San Michele?” – Cominciò tutto con lui. Venne per la prima volta il 18 giugno preceduto da un lampo e da un tuono fragoroso che ci impressionò molto”».

La presenza dell’Arcangelo

È importante meditare sull’intervento dell’Arcangelo San Michele, che segna l’inizio degli eventi di Garabandal, e sulla sua costante presenza in seguito. Per le bambine, durante un certo tempo, fu semplicemente l’«Angelo», l’Angelo che appariva loro e che talvolta dava loro la comunione quando era impossibile riceverla dalle mani di un sacerdote. Così era per Conchita quando diede la risposta citata. Ma la signora Herrero le fece notare con enfasi: «Non mi stupisce che vi facesse impressione… Sai chi è San Michele? E il Principe della Milizia Celeste, il vessillifero di Dio, il trionfatore di Satana e dei suoi angeli ribelli!» «Ma io non sapevo tutto questo», rispose Conchita. Tutti sappiamo che il Santo Arcangelo è nelle Scritture lo strumento di Dio per le missioni più alte, il suo braccio destro nelle azioni decisive. A Garabandal sembrava che, a parte il fulmine e il tuono del primo giorno, non avesse certo per missione di impressionare… Ma una missione di pacificante misericordia può essere preannunzio, se non raggiunge il suo scopo, di una forte azione di giustizia. Forse siamo già entrati in quel periodo descritto nell’ultimo libro delle Scritture: «Io vidi allora un Angelo che saliva da Oriente, portando il sigillo del Dio vivente. Gridò a gran voce: “Non fate nulla contro la terra e il mare… finché non avremo finito di segnare sulla fronte con il segno di Dio tutti i suoi servi» (Ap 7,1-3) Questo segno divino di distinzione costituisce l’ultima opera di misericordia, prima che suoni l’ora della giustizia. Così l’Angelo che viene sotto spoglie pacifiche può, in seguito, incaricarsi di un’altra missione alla testa degli angeli giustizieri. Sulle rive del Tigri, fu detto un giorno al profeta Daniele: «In quel tempo si leverà Michele, il grande principe che vigila sui figli del tuo popolo. Vi sarà un tempo di angoscia, come non c’era mai stato dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo. Allora il tuo popolo potrà essere salvato, saranno salvati tutti coloro che si trovano inscritti nel libro» (cioè «tutti coloro che saranno segnati») (Dan 12, 1). Garabandal: momento senza dubbio importante nel processo della Salvezza. Nella nostra epoca così difficile, la Vergine Madre e il grande Arcangelo che La annunciò e La accompagnò vengono a noi per il nostro bene, per portarci un aiuto straordinario adatto ai nostri tempi. Garabandal ci ha già rivelato molte cose; molte altre restano da dire, dal momento che molte difficoltà sono sorte dall’una e dall’altra parte. Una parte importante del suo mistero resta ancora sconosciuta. I versi seguenti, composti qualche anno fa, esprimono bene il sentimento carico di speranza, di preoccupazione, di fervore che avvolge Garabandal: Camminiamo… Con gli occhi rivolti verso quei Pini solitari Che sono per noi la speranza… Il piede fermo, lo sguardo in lontananza Là soltanto dove si può raggiungere Dio Attraverso il cammino penitenziale del rosario. Orizzonti lontani! Trono di Maria! Pergamo di profezia! Velo omerale che ricopre le spalle del mistero Dove risplenderà un giorno la luce di Dio Inizio di un giorno nuovo…

 18 OTTOBRE 1961: UNA DATA CHIAVE

 

Il caso di una giovane Ebreaultima modifica: 2012-11-28T12:58:00+01:00da giuliusvinco56