IL PRIMO «INVERNO» DI GARABANDAL

IL PRIMO «INVERNO» DI GARABANDAL

Dubbi e discordie

A partire da quella memorabile data del 18 ottobre comincia per Garabandal un lungo inverno. Inverno in senso proprio, perché la cattiva stagione era alle porte: pioggia, freddo, gelo, neve…; ma anche inverno in senso figurato, perché il mancato miracolo aveva come paralizzato l’intero villaggio. Due giorni dopo, il 20, si sentì Jacinta esclamare in estasi: «Ora più nessuno ci crede, sai? Così ora sarai costretta a fare un miracolo molto, molto grande perché tutti ricomincino a credere…» In risposta la Madonna sorrise e le disse: «Vedrai, crederanno». Ad acuire quella sensazione confusa di sconfitta, si aggiunse una nuova Nota, resa pubblica dal Vescovo e firmata dall’Amministratore apostolico della diocesi, Don Doroteo Fernandez. Quest’ultimo, con i membri della Commissione, senza perdere tempo a studiare con ponderatezza gli eventi gli eventi, senza raccogliere le dichiarazioni giurate dei testimoni di prima fila, con una fretta che non riusciamo a spiegarci ma che la storia – e Dio – giudicheranno, emise un nuovo giudizio negativo circa la soprannaturalità dei fatti. La Commissione sostenne il suo giudizio su una serie di osservazioni: alcune discutibili, altre inaccettabili. A dispetto della nuova atmosfera venutasi a creare, le visite a Garabandal, sebbene in forte calo, non cessarono completamente. I fenomeni che le bambine erano ormai abituate a conoscere proseguivano senza notevoli rallentamenti. Esistono testimonianze interessanti su questo periodo, specialmente quella di una persona coinvolta fin dal principio negli eventi: Placido Ruiloba di Santander, la cui convinzione nella realtà delle apparizioni non fu esente da crisi e dubbi… «Ero rimasto impressionato da quel messaggio del 18 ottobre… Il contenuto del messaggio, perfettamente ortodosso, tormentava la mia coscienza. Io stesso ammettevo che, effettivamente, abbiamo una grande necessità di diventare migliori e la buona volontà a questo riguardo non mi faceva difetto. Tuttavia mi attanagliava sempre il dubbio sui fatti di Garabandal, e quando salivo lassù – cosa che facevo di frequente – mi sforzavo di discernere tutto ciò che poteva rivelarsi negativo in questa faccenda, non per puro spirito di contraddizione, ma con la preoccupazione di far luce sulla verità. Ebbene, uno di quei giorni d’autunno del 1961 (non ricordo esattamente la data) arrivai al paese molto preoccupato a causa degli avvenimenti che avevano sconvolto quel luogo. Vi giunsi di notte, poiché le giornate si erano considerevolmente accorciate. Le bambine al mio arrivo erano già in estasi. Restai apposta in disparte, in un luogo abitualmente fuori dal passaggio delle note marce estatiche. Sempre tormentato dai dubbi, dissi mentalmente: “Vergine Santissima, guarda la quantità di persone che sono venute fin qui. Se tutto questo fosse solo una menzogna… guarda quanto male potrebbe risultarne! Ti chiedo, per dimostrarmi chiaramente che tutto quello che accade qui proviene proprio da Te, Ti chiedo che, sebbene molto in disparte come sono adesso, una delle bambine venga a portarmi il crocifisso da baciare”». Il signor Ruiloba racconta ancora come dal luogo dove si trovava potesse osservare bene ciò che succedeva, e come Conchita, rimasta sola in estasi… tornò infine a casa sua. «Provai allora una terribile delusione, constatando che la mia preghiera non era stata esaudita e che, di conseguenza, tutti i miei dubbi sembravano fondati. Stavo assaporando dentro di me questa amara soddisfazione, quando… » vide con sorpresa la porta della casa aprirsi, alcune persone uscire e, dietro, la ragazza nella sua caratteristica posizione di estasi… «Venendo dritta verso di me, giunse al luogo dove ero rimasto nascosto e si pose davanti a me. Per tre volte mi diede da baciare il crocifisso che aveva in mano! La risposta era così chiara che tutti i miei dubbi svanirono, almeno temporaneamente». Il signor Ruiloba fece bene a mantenere questa riserva: «almeno temporaneamente»: a Garabandal, infatti, si manifestò in più occasioni quella incredulità delle anime che già Gesù aveva rimproverato: «Se non vedete continuamente dei segni e dei prodigi, non credete» (Gv 4, 48). Il signor Ruiloba, che stentava a convincersi pienamente, ebbe la possibilità di assistere a un altro prodigio nel corso di una marcia estatica di Jacinta, Loli e Conchita insieme. Il tempo era brutto, come spesso in quella stagione, e le vie del villaggio erano coperte di fango. «Conchita si trovava tra le altre due ragazze. All’improvviso, il crocifisso che teneva tra le sue mani appoggiate al petto, cadde. Ella non dovette accorgersene, poiché la marcia continuò per venticinque o trenta metri. Allora si udì la bambina dire: “Ah! devo raccoglierlo? Dov ‘è? dimmi dove si trova”. Senza cambiare posizione, le tre veggenti tornarono camminando a ritroso fino al luogo dove era caduto il piccolo crocifisso. Conchita, sempre con la testa rivolta verso l’alto, si abbassò, con il braccio teso verso il basso. La sua mano si trovava a cinquanta centimetri da terra, quando gli astanti, trasalendo d’emozione, videro la piccola croce emergere dal fango ed elevarsi fino alla mano della bambina. Lei lo strinse con effusione e lo ripose tra le sue mani sul suo petto. Non appena terminò l’estasi, andai ad esaminare scrupolosamente le mani di Conchita e il suo crocifisso. Posso affermare – e sono pronto a sostenerlo dovunque – che né sulle mani, né sul crocifisso c’era la minima traccia di fango». Si era sperato che il 18 ottobre facesse definitivamente luce sui fatti strani di Garabandal o che svelasse la chiave di questo enigma complicato, causa di disorientamento per molti; c’erano infatti molte prove a favore e alcune a sfavore. Ahimé, il 18 ottobre lasciava le cose così com’erano, salvo forse il fatto che aumentò la confusione di molti fedeli. Come si sarebbe risolta la situazione? Non dobbiamo stupirci che le bambine abbiano allora chiesto, come mai prima, un miracolo o una prova inconfutabilmente convincente. Conchita scrisse sul suo diario: «Nel corso delle apparizioni non abbiamo mai smesso di chiedere alla Madonna di compiere un miracolo, ma Lei non rispondeva nulla, sorrideva soltanto. E noi di rimando ribadivamo: “Su, fallo perché la gente creda, dato che ora nessuno crede più… “Ma la Vergine Santissima continuava a sorridere». Sembrava che la Madonna non avesse premura di giungere ad una conclusione, che avrebbe chiarito ogni cosa. Era venuta di Sua spontanea volontà, con l’intenzione di fare una lunga visita e di convivere per un po’ di tempo con i suoi figli, come indica in modo significativo la data della sua prima apparizione (festa della Visitazione); la Madonna «visita per restare con i suoi figli» (Lc 1,56), comunicando quotidianamente mediante le quattro veggenti elette e facendo loro sperimentare, abbondantemente, fino a che punto Ella è la Madre delle madri, la nostra premurosa e meravigliosa Madre del Cielo. Ciò che insegnava alle ragazze, ciò che faceva fare loro, ciò che chiedeva loro, in verità ci riguarda tutti; ciascuno di noi deve considerare tutti i messaggi della Vergine come rivolti a se stesso.

Le apparizioni si fanno più rare. La penitenza si intensifica

Durante il mese di novembre di quel 1961, in pieno autunno, due date furono memorabili, il 4 e il 18. Il 4, le estasi cominciarono fin dalle 8 del mattino. La Vergine chiese alle quattro ragazze di alzarsi più presto ogni mattino, d’ora in poi, per andare alla «Calleja» a recitare «il rosario dell’aurora». Nessuno meglio della loro Madre del Cielo poteva misurare il sacrificio che avrebbe rappresentato per quelle piccole sicuramente assonnate il fatto di alzarsi ogni giorno così presto, e, per di più, in quel periodo dell’anno… Ma sappiamo che questa fatica fu loro espressamente chiesta per aiutare con le preghiere e i sacrifici i «poveri peccatori». Maximina Gonzalez, zia e madrina di Conchita, scriveva il 19 novembre alla famiglia Pifarré di Barcellona: «Le apparizioni continuano ugualmente, benché siano ora meno movimentate: le bambine non corrono più come prima. Non sappiamo quali saranno gli sviluppi, ma tutto si è fatto più serio. Adesso viene meno gente a causa del 18 ottobre e del maltempo; ma se la gente non viene, poco importa. Le piccole, nonostante amino dormire, già da qualche tempo si alzano alle 6 della mattina per andare a recitare il rosario lassù ai Pini. Se questo non venisse dalla Vergine, non si alzerebbero così leste; costa tanto uscire anche a noi e alla gente». Il giorno prima della data di questa lettera, il 18 novembre (si nota a Garabandal una certa predilezione per il 18), un mese esatto dopo la memorabile giornata del messaggio, fu annunciata «ufficialmente» alle bambine una pausa invernale delle apparizioni. La Madonna diede alle bambine una specie di congedo: non perché non l’avrebbero più rivista, ma perché l’avrebbero vista meno di frequente. A ciascuna di esse fissò una data o le date di un nuovo incontro: la speranza di vedere arrivare questa data avrebbe reso più sopportabile il lento svolgersi della stagione invernale. Don José Ramon Garda de la Riva , parroco di Barro de Clanes (Asturie), conserva una lettera di Conchita datata 25 novembre 1961, nella quale la bambina scrive: «Non ho più avuto apparizioni da otto giorni. La Vergine mi ha detto che, al più presto, sarebbe tornata il giorno dell’Immacolata Concezione. Se non viene quel giorno, non la rivedrò prima del 27 gennaio. Mari-Cruz non la vedrà più fino al 16 gennaio e Jacinta non prima del 16 dicembre; Maria-Dolores, non so…» Il medesimo sacerdote possiede ugualmente un’altra lettera di Jacinta datata 27 novembre, che fornisce dettagli più precisi: «Ora la Madonna mi appare solo di quando in quando. Il 6 mi ha chiesto di recitare al mattino un rosario al “Cuadro” e fino al 16 dicembre non la vedrò più… Conchita, Maria-Dolores e Jacinta la aspettano in gennaio. Così tutti i giorni recitiamo molti rosari augurandoci che la Madonna faccia un miracolo affinché tutti credano». Qualche giorno più tardi, Mari-Cruz scriveva da parte sua: «Esco tutti i giorni a recitare il mio rosario alla “Calleja” alle sei del mattino… Dal 19 novembre le nostre estasi sono cessate. Ne aspettiamo di nuove: (seguono le date di ciascuna). Nel frattempo viviamo come tutti gli altri bambini: andiamo a scuola, giochiamo, diciamo le nostre preghiere quotidiane… ». Loli da parte sua confidava al parroco di Barro il 3 dicembre: « Sono triste nel non veder più la Madonna.. .; spero di rivederla a gennaio, ma non so se da qui ad allora tornerà a farmi visita… » E la Madonna tornò. Dispongo di un interessante resoconto scritto della signora Maria Josefa Lueje, residente a Colunga, nelle Asturie: «Mi recai a Garabandal per la seconda volta il 18 dicembre 1961. Da Cossio facemmo il percorso a piedi: in quel periodo il sentiero era impraticabile e la salita diventava un atto di eroismo. Poco prima di arrivare al paese, riunimmo in un sacchetto di plastica tutto quello che avevamo portato per essere presentato al bacio della Vergine: rosari, medaglie, crocifissi… Li demmo a Loli che non era sicura (ci disse) di avere un’apparizione. Questo ci rattristò, ma bisognava rassegnarsi. Ci apprestammo a passare la notte in veglia, com’era ormai abitudine. Il padre di Loli, Ceferino, si impietosì di noi e, dato che non eravamo in molti, ci fece entrare nella sua cucina a causa del gran freddo della notte. Di buon mattino, verso le 4, Loli saltò su dalla sedia dove si trovava e cadde in ginocchio al suolo con un rumore impressionante. Però questo non fu nulla in confronto al cambiamento avvenuto sul suo volto: quel volto, rustico e rotondetto, si trasformò, si affinò fino ad assomigliare a quello di un angelo. Uscì poi per il paese, accompagnata dal padre e da noi tutti. Entrò in una casa dove si trovava un vecchio in coma da qualche giorno; Loli lo segnò con il crocifisso: il malato riprese conoscenza e riconobbe i suoi figli. Vedemmo in seguito la bambina scendere, con la testa completamente rivolta all’indietro, la scala irregolare e ripida: non capivamo come facesse a non cadere sfracellandosi a terra. Ci portò quindi fino al portale della chiesa. Lì recitammo il rosario. Credo di non averlo mai recitato così in tutta la mia vita. Ritornando verso la casa, incrociammo Jacinta e suo padre che andavano a recitare il rosario al “Cuadro” come tutte le mattine, di buon ora. Era impressionante vedere quelle creature inginocchiate per terra, senza riparo, sulla neve, sopportando temperature così rigide, ancora nel cuore della notte. Nella Garabandal di allora regnava un vero fervore, si faceva veramente penitenza. Io non posso dimenticare tutto ciò che vidi e che mi procurò tanto bene, riavvicinandomi molto a Dio». Conchita conservava la speranza che la festa dell’8 dicembre non passasse senza che la Madre del Cielo avesse per lei qualche attenzione: infatti non fu delusa. «Il giorno dell’Immacolata Concezione, la Vergine Santissima venne a farmi gli auguri per il mio onomastico. Sorrideva molto e le sue prime parole furono: “Buon onomastico!” Venne in serata; mi dissero che rimasi a lungo in estasi, ma a me sembrò tutto molto breve. Poi Ella se ne andò perché io potessi andare a cenare. Tornò un’altra volta e mi dissero che: – ero andata nel luogo della prima apparizione, – ero scesa a ritroso fino a casa, – ero uscita per recitare il rosario per le vie del paese, – avevo visitato tutti i malati del borgo, – avevo dato loro il crocifisso da baciare. Di tutto ciò, potete star certi, non mi rendevo affatto conto: lo so perché me lo dicevano dopo. E ora, fino al 27 gennaio, non la rivedrò più» (Da una sua lettera al parroco di Barro, 13 dicembre 1961). Così, quell’ 8 dicembre, giorno del suo onomastico, Conchita fu oggetto di delicate attenzioni da parte della Madre del Cielo. Queste attenzioni, tuttavia, non si limitarono a lei soltanto, poiché Maria ha a cuore molti figli… Dai pochi cenni che abbiamo dato (e che potremmo moltiplicare) è facile capire come si svolse il primo inverno a Garabandal, o per lo meno come lo vissero le bambine. Cominciavano ogni giornata con il sacrificio e la preghiera. Molto presto, quando non ne avevano assolutamente voglia, si alzavano dal letto e si avviavano al buio e al freddo a riallacciare ogni mattina la loro conversazione con il Cielo. Il luogo della «Calleja», che nei mesi precedenti aveva conosciuto numerosissimi assembramenti, accoglieva ora un piccolo gruppo di persone che, silenziosamente, battendo i denti talvolta per il freddo e a volte per la paura, si ritrovavano per offrire al Signore e a Sua Madre le primizie della loro vita quotidiana. A quell’ora non c’era altra compagnia e protezione se non quella degli Angeli custodi. La neve imbiancava il «Cuadro» e i dintorni, e si vedeva solo il fiato dei devoti in preghiera nell’aria glaciale. Ave Maria piena di grazia, il Signore è con Te; Tu sei benedetta… Santa Maria Madre di Dio e Madre nostra, prega per noi peccatori… Peccatori! Poveri peccatori! Quanto bisognava pregare per loro, implorare la misericordia del Signore, offrendo per loro quella penitenza alla quale essi non pensavano!

L’oggetto di preghiere e sacrifici

Ma quelle preghiere non erano sempre recitate, quei sacrifici non erano sempre e solo offerti in favore dei peccatori. Sin dall’inizio delle apparizioni la Vergine aveva manifestato un interesse particolare, specialissimo, per coloro che costituiscono una parte vitale della Chiesa: i sacerdoti. Nessuno poteva allora sospettare la terribile crisi che presto sarebbe scoppiata nel mondo ecclesiale… Ora, questa crisi di vocazioni, che nessuno ancora prevedeva, preoccupava già la Madre in modo angosciante. Ecco la testimonianza del dottor Celestino Ortiz di Santander, che assistette a tante manifestazioni annotandole con precisione: «Un giorno, dopo l’estasi, chiedemmo a Maria-Dolores: “Cosa ti ha detto l’Apparizione?” ” La Madonna mi ha detto di fare sacrifici per la santità dei sacerdoti, affinché conducano molte anime sui sentieri di Cristo; mi ha detto che il mondo diventa ogni giorno sempre peggiore ed ha bisogno di sacerdoti santi che riportino le anime sulla retta via… In altre occasioni, la Vergine ha chiesto che si preghi specialmente per i preti che vogliono abbandonare il sacerdozio affinché perseverino. In caso contrario, che grande dolore per Lei! » Lassù in montagna, nel solitario paesello, durante quel freddissimo inverno, abbondavano le occasioni di fare penitenza. Un altro illustre medico di Barcellona, il dottor Ricardo Puncernau, raccolse dalla bocca di Ceferino, padre di Loli, questo racconto curioso: «Eravamo in pieno inverno. Quel giorno non c’ era nessun visitatore al paese. Il freddo era pungente, nevicava e c’era tormenta. A casa ci eravamo coricati come di consueto. Verso le 3 del mattino, sentii Mari-Loli alzarsi dal letto e vestirsi. – Dove vai a quest’ora? – chiesi dalla mia camera. – La Madonna mi chiama al “Cuadro”. – Sei matta? Come puoi uscire con il freddo che fa? – La Madonna mi chiama. – E se ti assale qualche lupo? Beh, fa’ quello che vuoi, ma né io né tua madre ti accompagneremo. La bambina terminò di vestirsi, la udimmo aprire e chiudere la porta di casa dietro di sé… Se fossi stato davvero certo che fosse la Vergine , non mi sarei mosso dal letto: la Madonna si sarebbe presa cura di lei. Ma come sempre ero assalito dai dubbi e non potei restare a letto: ci alzammo, mia moglie ed io, ed uscimmo alla ricerca di nostra figlia. La ritrovammo là, al “Cuadro”, in mezzo alle raffiche di neve, inginocchiata, in estasi. Faceva un freddo spaventoso. Pensando che fosse gelata, con la mano le sfiorai le guance: erano calde come se si fosse appena alzata dal letto. Restammo accanto a lei, esposti alle intemperie, per più di un’ora, morti di freddo, mentre lei sembrava totalmente insensibile e soddisfatta, sprofondata nella contemplazione della sua Visione. A quanto pare, eravamo noi genitori che dovevamo fare penitenza». Un’altra notte, molto simile a questa, ebbe per protagonista Conchita; fu una notte indimenticabile per sua madre Aniceta. Lei stessa me la raccontò. Alle 2 e mezzo la bambina, che aveva già ricevuto le inequivocabili «chiamate», cadde in estasi… Poco dopo uscì di casa. Suo fratello Aniceto, detto Cetuco, che si trovava con lei in cucina, accompagnandola ebbe solo il tempo di prendere una lanterna e seguirla. Era una bianca notte di neve, e il freddo era molto intenso. Come scivolando nell’aria in direzione della collina, su quel biancore irreale, Conchita risalì rapidamente il sentiero ripido dei Pini. Cetuco non poteva seguirla a una tale velocità; e quando, ansimante, giunse in cima, lei era già lì inginocchiata in estasi. Qualche tempo dopo, senza fiato per la salita penosa nell’oscurità e sulla neve, arrivò la madre. La povera donna restò perplessa di fronte alla scena che si offriva ai suoi occhi. Là, ai piedi di un albero, i suoi due figli erano inginocchiati nel suolo fangoso in preghiera: Conchita, assorta nella sua Visione, conduceva la preghiera, Cetuco rispondeva con grande devozione. Poteva fare altro se non unire la sua voce a quell’insolita preghiera? Erano mattutini mariani come di certo mai nessuno aveva visto fino ad allora. Passò un certo tempo, poi l’atteggiamento della bambina lasciò intendere che l’estasi stava per terminare. Sua madre si affrettò a partire per prima, per aiutarla eventualmente durante il ritorno. Precauzione inutile: la veggente, senza uscire dal suo rapimento estatico, in ginocchio e a ritroso, fece una meravigliosa discesa sulla neve, aggirando tutti gli ostacoli. All’evocazione di tali episodi – che non sono gli unici – si resta stupefatti nel leggere come persone serie siano giunte a dire che tutto a Garabandal aveva una spiegazione naturale…, che tutto, o quasi tutto, era dovuto solo all’interesse dei genitori per le bambine e a una ricerca di notorietà e di esibizionismo da parte di queste ultime, le quali, secondo alcuni, cadevano in estasi solo quando si sapevano circondate da un pubblico di curiosi! Durante i mesi di gennaio e febbraio 1962, poche giornate paiono degne di nota. Si assistette al ripetersi difatti incredibili, come quelli che abbiamo appena descritto; eppure questi fatti sembravano sempre nuovi. Poco a poco le estasi delle bambine ripresero il consueto ritmo anteriore al 18 di novembre. È importante, tuttavia, sottolineare una singolarità di queste settimane: l’interesse mostrato dalla Madre del Cielo verso tutti i Suoi figli in situazioni penose: malati, anziani, moribondi, deceduti di recente… Testimonianze come queste abbondano: «Stanotte stessa, le bambine hanno pregato molto per tutti i malati… » «Dopo essere cadute in estasi e aver pregato al “Cuadro”, visitarono le case dei malati, dando loro il crocifisso da baciare e pregando con loro… » «Quel giorno (31 gennaio) dopo il rosario in chiesa, Mari-Cruz in estasi percorse il paese, visitando molte case dove dava il crocifisso da baciare; andò poi anche dal nonno di Jacinta, Leoncio (quasi moribondo), e vi restò un quarto d’ora circa, pregando con lui, dandogli il crocifisso da baciare… Poco dopo, arrivarono Loli e Conchita che fecero la stessa cosa e restarono con lui per un’ora. E qui tornarono in sé e si sedettero sul bordò del letto… » Le attenzioni verso il povero «zio Leoncio», che spesso perdeva conoscenza, non cessarono neppure quando terminò i suoi giorni in questo mondo. Si legge in una annotazione di Don Valentin dell’8 febbraio 1962: «Alle 9 di sera, Mari-Loli in estasi uscì da casa sua, raggiunse la casa di Leoncio, dove si trovava la sua spoglia mortale, e diede il crocifisso da baciare a quasi tutte le persone presenti del paese. Pregò davanti al feretro e poi se ne andò… » Tutti questi interventi della Madonna a Garabandal avevano lo scopo di mostrarci come vivere la nostra fede nelle diverse circostanze della vita, soprattutto quelle di maggiore sofferenza.

 

 RIFIORISCE LA SPERANZA

IL PRIMO «INVERNO» DI GARABANDALultima modifica: 2012-11-28T13:12:00+01:00da giuliusvinco56