La folla accorre di nuovo a Garabandal

La folla accorre di nuovo a Garabandal

La notizia era arrivata a molti, in Spagna e all’estero: il 18 giugno si avrà una nuova apparizione dell’Arcangelo San Michele che porterà un secondo messaggio, ancora più importante. Il 17 era giorno di festa, la grande giornata eucaristica dell’anno: il Corpus Domini. Sin dalla sera arrivarono a Garabandal i visitatori, che continuarono ad affluire per tutta la notte fino al mattino del giorno solenne. Abbondavano gli stranieri. Qualcuno li contò: 200 francesi, 10 americani, 6 inglesi, 4 italiani e alcuni rappresentanti di molti altri paesi. Ci dovevano essere anche molti sacerdoti, ma erano riconoscibili solo i dieci che indossavano l’abito. Secondo un testimone oculare, Padre Laffineur, il comportamento di tutta quella folla, stranieri e spagnoli, «fu esemplare e pio, rispettoso e penitente. Quasi tutti quelli che erano presenti si erano comunicati durante una delle tre messe mattutine». Numerosa era anche la presenza di giornalisti nonché di alcuni reporter della radio e della televisione (italiana). A partire dalle 3 del pomeriggio, la folla in attesa intorno alla casa di Conchita divenne impressionante: l’attesa sarebbe stata molto lunga. Erano già le 22 quando un sacerdote dalla porta di casa annunciò: «Da parte di Conchita, che tutti si dirigano alla “Calleja”, nel luogo chiamato “Cuadro”». Tutta la folla si diresse precipitosamente e incespicando verso il luogo indicato. Laggiù, la calma a poco a poco si ristabilì… due cori pregavano ad alta voce, alternando lo spagnolo al francese. Si pregava al buio, sotto un firmamento stranamente luminoso di milioni di stelle scintillanti. Finalmente, avvenne quello che tutti aspettavano: «Conchita, seguita da alcuni sacerdoti e da sette guardie civili – scrisse il giornalista catalano Poch Soler – risalì la “Calleja” in stato assolutamente normale: avanzava con lo sguardo fisso, nonostante i flash dei fotografi non smettessero di bersagliarla. Una guardia civile le chiese: “E qui, Conchita?” “No, è un po’ più in su”. E, arrivando nel luogo segnalato, cadde in ginocchio sulle pietre taglienti del sentiero: l’estasi era cominciata». Alla luce delle numerose lampade, sotto i proiettori degli operatori televisivi, si poteva vedere perfettamente la miracolosa trasformazione del suo viso. Dapprima era sorridente, ma in seguito «mi spaventò terribilmente vederla piangere – ha scritto Padre Luna di Saragoza – piangere come non avevo mai visto fare fino a quel momento. Dai suoi occhi sgorgavano grosse lacrime, e la sentii dire con una voce rotta, affannosa: “No, no… non ancora… perdono… perdono… perdono…” e poi con un angoscioso spavento: “Sacerdoti? Vescovi?…” » Il giorno seguente vennero comunicati per iscritto i principali punti del messaggio che era venuto a comunicare l’Arcangelo San Michele.

Siete agli ultimi avvertimenti

 

«L ‘Angelo ha detto: “Siccome non si è compiuto, non si è fatto sufficientemente conoscere il mio messaggio del 18 ottobre, voglio dirvi che questo è l’ultimo: – Prima la coppa si stava colmando, ora trabocca. – Cardinali, Vescovi e sacerdoti camminano in molti sulla via della perdizione e trascinano con loro moltissime anime. – All’Eucarestia si dà sempre minore importanza. – Dovete, con i vostri sforzi, evitare la collera del buon Dio che pesa su di voi. Se Gli chiederete perdono con animo contrito, Egli vi perdonerà. Io, vostra Madre, per mediazione di San Michele, voglio esortarvi alla conversione. Questi sono gli ultimi avvertimenti. Vi amo molto e non voglio la vostra condanna. – Pregate sinceramente, e Noi vi esaudiremo. – Dovete fare più sacrifici. – Meditate sulla Passione di Gesù».

 

Il messaggio non è lungo, ma il contenuto è molto denso. Colui che lo legge con semplice curiosità non ne trarrà alcun profitto: occorre meditarlo. In questo messaggio c’è: – una denuncia della pessima situazione morale e spirituale del mondo – un avvertimento di ciò che ci minaccia se non cambiamo – un’esortazione ad operare questo cambiamento prima che sia troppo tardi. Le reazioni furono diverse. Non pochi ebbero la conferma dei loro presentimenti; altri furono positivamente «toccati»; gli scettici continuarono, come prima, a dubitare, negare o combattere. La frase: «I sacerdoti camminano in molti sulla via della perdizione» sollevò una tempesta in alcuni ambienti clericali. Il Vescovo riaffermò la sua posizione in una quarta Nota, che non aggiungeva niente di nuovo; salvo l’espressa dichiarazione che tutto quello che concerneva Garabandal non conteneva «nulla di ecclesiasticamente condannabile, né nella dottrina, né nelle raccomandazioni spirituali rivolte ai fedeli».

Congedo sotto la pioggia

Gli osservatori più perspicaci ebbero subito l’impressione che i fatti del 18 giugno erano l’epilogo, la chiusura degli eventi di Garabandal. Tutto ciò non sarebbe continuato indefinitamente. Le protagoniste avevano smesso di essere delle «ragazzine». La situazione cominciava ad essere molto diversa. Quelle quattro ragazzine non avevano più motivo di restare nel loro paese ad attendere i sorprendenti interventi dal Cielo. Avevano bisogno di vivere come tutti, di pensare al loro futuro, realizzare concretamente la loro esistenza. Fino a quel momento, ad eccezione di Mari-Cruz, avevano pensato di consacrarsi a Dio in qualche congregazione religiosa. L’avevano detto o lasciato intendere in più occasioni. L’8 settembre 1965, Conchita lo disse a Padre Laffineur nel corso di un lungo e serio colloquio che ebbe con lui a Torrelavega (Santander): «Le mie compagne ed io pensavamo al convento fin dai primi giorni delle apparizioni. Nessun sacerdote ce l’ha messo in testa. Quando tutte e quattro avremo lasciato il villaggio, sarà il momento migliore per salire a Garabandal: allora la gente ci verrà solo per la Madonna ». Il 30 settembre, le due amiche Loli e Jacinta partirono per Saragoza. Un sacerdote di quella città, Don Luis Jesus Luna aveva preparato tutto perché le due ragazze potessero entrare gratuitamente nell’internato che le Suore della Carità di Sant’Anna dirigevano nella cittadine aragonese di Borja. Le due ragazze avevano già 16 anni. Era la prima volta che abbandonavano il loro paese, e, benché attratte in certa misura da quella nuova vita, tuttavia ne soffrirono molto. Si dice che Loli, nel giorno del suo congedo, inzuppò due fazzoletti di lacrime… Conchita le vide partire anch’essa con gli occhi lucidi. Per settimane aveva creduto di poterle precedere andando al Pensionato delle Carmelitane Missionarie di Pamplona, come aveva detto ai suoi familiari. Ma sua madre, Aniceta, vi si oppose con una ostinazione accanita. Non si opponeva al fatto che sua figlia diventasse una religiosa, ma doveva partire alla data convenuta. Perché? Padre Luna voleva portare Conchita a Roma, perché laggiù l’avrebbero ascoltata più che a Santander, dove era appena arrivato un nuovo Vescovo, nemico giurato delle apparizioni, Don Vicente Puchol Montis. Il viaggio a Roma era organizzato per la prima quindicina di settembre, ma poi non poté realizzarsi a causa delle manovre del Vescovo di Santander presso la curia romana. Fu necessario rimandarlo «sine die», ma Aniceta decise che sua figlia non si sarebbe separata da lei fino a quando non fosse andata a Roma. Cominciarono così per la povera ragazza interminabili settimane, poi mesi di attesa. Talvolta si consumava nell’impazienza, assaporando amaramente la sua solitudine. Spiritualmente, non poteva contare su nessun aiuto, su nessun consiglio autorizzato, poiché Garabandal era un paese pastoralmente abbandonato; talvolta sentiva il demonio che si aggirava intorno a lei e le prove interiori non le mancavano. Il 30 ottobre, ultimo sabato del mese del rosario, Conchita si recò alla chiesa del paese per fare la sua abituale visita al Santo Sacramento, e all’improvviso senti dentro di sé un linguaggio che non poteva confondere, quella della Vergine Maria. Non solo la Madonna le portò ineffabile consolazione, ma le fissò la data di un nuovo incontro: «Sabato 13 novembre sali ai Pini e Mi vedrai di nuovo. Mi porterai molti oggetti religiosi, io li bacerò perché tu li distribuisca, e mio Figlio con questo mezzo opererà dei prodigi». Alla data indicata, al calar del sole, sotto una pioggia battente, Conchita lasciò le persone che si trovavano nella sua cucina di casa, e, senza dare spiegazioni, salì ai Pini. «Pioveva… mentre salivo tutta sola alla collina, pentendomi dei miei difetti e ripromettendomi di non commetterne più, poiché ero imbarazzata a presentarmi così davanti alla Madre di Dio, alla quale queste mancanze causano tanto dolore… Credo che in me questi peccati siano ancor più gravi, giacché io ho avuto il privilegio di vederLa. Giunta ai Pini, tirai fuori tutti i rosari che portavo con me. Sentii allora una voce molto dolce e chiara, quella della Vergine Santissima (si distingue molto bene da tutte le altre!) che mi chiamava per nome. Vidi allora la Madonna con il Gesù Bambino in braccio. Veniva vestita come sempre e molto sorridente. Le dissi: “Son venuta a portarTi i rosari perché Tu li baci”. Ella rispose: “Lo vedo”. Avevo un chewing-gum in bocca. “Conchita, perché non sputi quel chewing-gum e non offri questo come sacrificio alla gloria di mio Figlio?” Lo tolsi con vergogna dalla bocca e lo buttai per terra. E continuò: “Ti ricordi quello che ti ho detto, il giorno del tuo onomastico, che tu soffrirai molto sulla terra?… Ebbene, te lo confermo nuovamente. Però tu abbi fiducia in Noi, e deponi tutto nei Nostri Cuori, per il bene dei tuoi fratelli, così ci sentirai sempre accanto a te”. Io Le dissi: “Quanto sono indegna, o Madre, di tante grazie che mi accordate! E venite ancora verso di me oggi per alleviare la pena della piccola croce che sto portando in questo momento”… “Conchita, io non vengo solo per te, vengo per tutti i miei figli, con il desiderio di attrarli tutti verso i Nostri Cuori… Ed ora, dammi da baciare tutto quello che hai portato. Dopo aver baciato tutto, la Madonna mi disse: “Mio Figlio, attraverso tutti i baci che ho dato a questi oggetti, si servirà di essi per fare dei prodigi. Distribuiscili agli altri…”» La Vergine si interessò poi delle richieste e petizioni che Conchita porgeva da parte delle diverse persone che gliele avevano confidate ed aggiunse con un intimo sfogo: «Parlami Conchita, parlami dei miei figli! Li proteggo tutti sotto il mio manto». «Ma questo manto è piccolo, non ci stiamo tutti sotto». La Ma donna non poté fare a meno di sorridere. E in un altro momento dell’indimenticabile colloquio, la Santa Vergine disse alla veggente: «Sai, Conchita, perché non sono venuta io stessa il 18 giugno a recarti il messaggio da rivelare al mondo? Perché mi addolorava dirvi quelle cose. Ma voi dovevate saperle per il vostro bene e, se osserverete il contenuto del messaggio, sarà a gloria di Dio. Io vi amo molto e desidero vivamente la vostra salvezza: riunirvi qui, in Cielo, attorno al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo! Tu, Conchita… potremo contare su di te?» «Se Ti vedessi sempre allora sì, ma altrimenti… non so… perché sono molto cattiva». «Fa’ da parte tua quel che puoi e Noi ti aiuteremo, come aiuteremo anche le mie figlie Loli, Jacinta e Mari-Cruz». In un altro momento: «Conchita, devi visitare più spesso mio Figlio nel Tabernacolo. Perché non gli fai visita, e ti lasci prendere dalla pigrizia? Egli vi sta aspettando giorno e notte… » La ragazza dovette sentirsi molto commossa di fronte a questo materno rimprovero. Ci furono alcuni attimi di silenzio che Conchita osò rompere con questo sfogo: «Ah, come sono felice quando Ti vedo! Perché, Madre, non mi porti con Te?» «Ricordati di quello che ti ho detto il giorno del tuo onomastico: presentandoti davanti a Dio, dovrai mostrarGli le tue mani piene delle tue opere fatte in favore dei tuoi fratelli e per la gloria di Dio… Ora, sono ancora vuote». «Mi sembrava – scrisse Conchita in una lettera – che fosse stata con me solo poco tempo, e alla fine mi disse: “Questa è l’ultima volta che mi vedi qui, ma io sarò sempre con te, e con tutti i miei figli”. Come ho detto precedentemente, pioveva molto, ma la Madonna e il Bambino non si bagnavano affatto, e neanch’io finché restai in Loro presenza. Ma non appena furono scomparsi, sentii le gocce che mi bagnavano… » Questo fu l’episodio di sabato 13 novembre 1965 a Garabandal, ultimo di una storia senza pari che noi non siamo ancora in grado di valutare con sufficiente prospettiva. In maniera ineffabilmente materna, la voce della Madonna era sfumata quando disse a Conchita: «E l’ultima volta che mi vedi qui». Quello che era cominciato quattro anni prima con un poderoso tuono, in una radiosa giornata di giugno, si concludeva ora, senza rumore, in una scura serata di novembre: «Pioveva… Salivo sola… » Non ci saranno più quegli incontri meravigliosi, in quel luogo dove erano stati così numerosi. Quello era il finale. Il congedo sotto la pioggia. Fino a quando? Quanto aveva familiarizzato la Vergine , Madre di Dio e nostra, con tutti quelli di Garabandal e con quanti a Garabandal volevano incontrarla! «Si interessava ad ogni nostra cosa – ricorderà Conchita con gli occhi umidi… – Di tutto! persino delle nostre mucche!» Qualcuno ha detto: «E’ la storia più bella dell’umanità dai tempi di Cristo. E stata un po’ come una seconda vita della Vergine sulla terra: e io non ho parole per ringraziarLa di tutto questo» Da quell’addio sotto la pioggia, questi fatti cominciarono a essere storia… Ma una storia che non si altera con il passare del tempo, che non sbiadisce, perché resterà sempre qualche cosa di ineffabile e di salvifico, che ritroveranno in quel villaggio coloro che vi si recheranno con fede, allo scopo di trovare in se stessi la più alta speranza e il più grande amore. «Non mi vedrai più qui, ma Io sarò sempre con te, e con tutti i miei figli». E l’ultima e la più bella parola di Garabandal.

  EPILOGO

La folla accorre di nuovo a Garabandalultima modifica: 2012-11-28T13:38:00+01:00da giuliusvinco56