UN AGOSTO FUORI SERIE

 

«Santa Maria, Madre di Dio e Madre nostra… »

Il mese cominciò con un fatto che sembrò allora senza grande importanza, ma che in seguito si rivelò una chiave per comprendere i misteri di Garabandal. Il primo del mese era un martedì, giorno che sembra avere un legame particolare con i Pini. Le bambine ebbero lassù estasi in tre ore diverse della giornata: a metà mattina, a mezzogiorno, a metà pomeriggio. Durante l’estasi di mezzogiorno, ora dell’Angelus, si sentirono distintamente le piccole che recitavano l’Ave Maria apporvi una modifica preziosa: «Santa Maria, Madre di Dio e Madre nostra». Possiamo segnalare senza dubbio questo momento come uno dei più significativi per Garabandal. Da parte mia, non ho nessun dubbio: questa «Epifania mariana», così abbondante e così ricca, si riassume in questo «Madre nostra» delle bambine nella loro preghiera estatica. Occorre leggervi un riassunto delle manifestazioni di Maria a Garabandal, nel suo preciso desiderio di essere capita e considerata prima di tutto come nostra «Madre». Le bambine che ogni giorno sperimentavano (e in che modo!) le attenzioni di Maria che si protende maternamente verso di noi, dovettero, dopo questa aggiunta spontanea alla più popolare preghiera mariana, comprendere sicuramente meglio il perché di quei misteriosi eventi. Il giorno 3 avvenne per la prima volta il fenomeno delle «cadute estatiche». A fine pomeriggio, Conchita tornava al paese, dopo aver terminato il penoso allontanamento a Santander. L’indomani, 4 agosto, il magnetofono, divenuto oggi così corrente e familiare, ma che suscitava allora molta curiosità, entrò nella storia di Garabandal. Una persona di Salamanca ne aveva portato uno. Registrò – sembra – una breve frase pronunciata dalla voce dolcissima di Colei che conversava con Loli in estasi. La notizia si sparse nel villaggio come sensazionale: «Hanno registrato la voce della Madonna su un apparecchio». Alla fine della giornata, Conchita, che non era stata in estasi con le altre, ricevette un messaggio della Vergine riguardo a ciò che sarebbe dovuto accadere in seguito e che costituì uno dei fenomeni più sconcertanti di Garabandal. La ragazza ne parlò così in quella notte del 4 agosto a sua madre e sua zia (Massimina): « La Madonna mi ha detto che verrà un tempo in cui noi stesse giungeremo a negare di averLa vista, poiché noi dubitiamo di tutto… E quasi tutti dubiteranno». In quei primi giorni d’agosto, le marce estatiche si fecero quotidiane. Era sempre uno spettacolo affascinante e improntato a una grande devozione. Il 5 agosto, per esempio, alle due del pomeriggio, Loli, Conchita e Jacinta andarono oltre i Pini. Là si inginocchiarono e poco dopo chiesero: «Ci andiamo? Dove? In chiesa?» Intrapresero allora la discesa dai Pini a una velocità sorprendente, con la testa sempre completamente rivolta verso l’alto, senza temere né ostacoli, né di scivolare… In chiesa, andarono dapprima davanti all’altare maggiore, poi verso quello dell’Immacolata dove recitarono il rosario. Il tutto durò circa un’ora e mezzo. Durante le diverse estasi di quel giorno (ve ne furono parecchie) si notò Conchita piangere frequentemente e chiedere insistentemente perdono per essere andata alla spiaggia, al cinema, ecc… durante il soggiorno a Santander.

Una giornata straordinaria

Fu senza dubbio quella dell’8 agosto, martedì. Quel giorno, molte auto arrivarono al paese, e tra queste una jeep che veniva da Aguilar de Campo (in provincia di Palencia) e che portava il Padre Luis Maria Andréu. Il celebre predicatore e teologo domenicano Padre Antonio Royo Marin, si trovava anch’egli a Garabandal. Nel corso della mattinata, Padre Luis celebrò nella chiesa parrocchiale una messa piena di un fervore tutto speciale, che fu notata da coloro che vi assistevano. Poco dopo mezzogiorno, cominciarono le estasi delle bambine… Padre Luis le seguiva da vicino, osservando con rigorosa attenzione e prendendo nota di ogni dettaglio: movimenti delle veggenti, espressioni, gesti, parole… L’estasi più notevole cominciò dopo le nove di sera. Le quattro ragazze riunite in chiesa per la preghiera caddero in estasi davanti all’altare maggiore. Trascorsa una mezz’ora, si alzarono e uscirono in cammino estatico, fermandosi a pregare nei luoghi dove già avevano avuto altre estasi. (La gente le seguiva in silenzio o le accompagnava nelle preghiere in preda a una forte emozione). Quando sembrava che tutto dovesse aver termine entro i limiti del paese, si lanciarono all’improvviso verso i Pini in un’ascesa che tutti i testimoni hanno definito impressionante. Giunte in cima, si inginocchiarono, in conversazione con la loro Visione… Poi, mandando baci nella Sua direzione, cantarono un inno a San Michele. All’improvviso, Padre Luis, anch’egli rapito, trasportato, pronunciò con voce lenta e vibrante d’emozione: «Miracolo! Miracolo! Miracolo! Miracolo!» Non solamente la folla, ma anche le veggenti in estasi poterono vedere Padre Luis anch’egli in estasi. Fu la sola ed unica volta che una persona diversa da loro entrò nel loro campo di visione. Conchita annoterà sul suo diario: «Padre Luis gridò: “Miracolo! Miracolo!” e restò con lo sguardo rivolto al cielo. Noi lo vedevamo, e durante le nostre estasi non vedevamo mai nessuno all’infuori della Vergine. Questa ci disse che anche lui La vedeva e che vedeva il Miracolo». Non si trattava di un miracolo, ma del miracolo; di quella meraviglia senza pari che era stata ripetutamente annunciata dalle veggenti a coronamento della manifestazione salvifica della misericordia di Dio nei luoghi di Garabandal. Padre Luis Maria Andréu, quella notte privilegiata, poté contemplare in anticipo, e per un esclusivo favore della Madonna, ciò che né le veggenti stesse né nessun altro hanno potuto vedere ancora. Alcuni giorni più tardi, le bambine dissero al Padre Ramon Maria Andréu «che avevano visto suo fratello, inginocchiato accanto a loro, con la fronte imperlata di sudore mentre la Vergine lo guardava, lo guardava… Sembrava gli dicesse: “Tra poco sarai con Me”». Tutto questo accadeva verso le dieci di sera. Padre Luis ritornò in sé e faticò nel riprendere contatto col mondo esterno. Le bambine, dal canto loro, restarono in estasi e intrapresero la discesa a un’andatura così veloce che Padre Royo Marin ebbe a dire: «Sembrava che avessero le ali ai piedi». Tutto terminò in chiesa. Naturalmente i commenti si moltiplicarono. Quella che colpì di più fu la frase di Padre Royo Marin: «Io non sono infallibile, ma, in quanto specialista di questi casi, penso che le visioni delle bambine siano vere. Ho potuto annoverare in favore della loro autenticità quattro segni che, secondo me, non possono trarre in inganno». Padre Luis era d’abitudine poco loquace. Allorché le persone del suo gruppo – giunte da Aguilar de Campo in mattinata – si furono radunate a Cossio per riprendere il cammino del ritorno quella sera stessa, egli disse al parroco Don Valentin: «Don Valentin, ciò che dicono le ragazze è vero, ma non riferisca quello che le sto confidando. La Chiesa deve agire con prudenza in questo genere di cose». Padre Luis aveva preso posto nell’ auto del signor Fontaneda (D. Rafael, figlio). Ecco la testimonianza di quest’ultimo: «Mia moglie ed io, così come il signor José Salceda (il conducente accanto al quale era salito padre Luis), restammo impressionati dalla gioia profonda e intensa del padre e dalla sua convinzione. Parlava senza fretta e continuava a ripetere: “Come sono felice! Come sono pieno di gioia! Che regalo mi ha fatto la Santa Vergine ! Ora non posso avere il minimo dubbio sulla verità di ciò che succede alle piccole… Che fortuna avere una tale Madre in cielo! Non dobbiamo temere la vita dell’aldilà, ma imparare a comportarci come fanno le bambine con la Madonna… Perché la Vergine ha scelto noi? Oggi e’ il giorno più felice della mia vita…”» Tanta felicità l’avrebbe ucciso. In quella stessa notte, dopo le quattro del mattino, mentre la piccola carovana entrava a Reinosa, egli dormiva tranquillamente nell’auto che lo trasportava e non si sarebbe più svegliato. La spiegazione di quella morte improvvisa non si trova forse nell’episodio dell’Esodo (cap. 33,18-20): i nostri occhi non possono ancora contemplare certe meraviglie dell’aldilà? Così, Padre Luis Maria Andréu, morto a trentasei anni dopo ciò che gli fu concesso di contemplare a Garabandal, diventa il primo martire di questa causa, il suo primo testimone irrecusabile.

Notti indimenticabili

L’agosto del 1961 fu caratterizzato da «veglie» che possiamo definire insolite e confortanti. Furono in generale molto movimentate: le piccole in estasi si spostavano da un punto all’altro del paesello e dei dintorni, sempre accompagnate da un gruppo di persone che prendeva parte ai loro canti e alle loro preghiere. Tra le più importanti, quella che inaugurò la festa dell’Assunzione della Vergine, il 15 agosto di quell’anno di grazia 1961. «Alle 2 e 45 del mattino», narra il testimone oculare Padre Ramon Maria Andréu, «Conchita, Loli e Jacinta intrapresero una nuova marcia estatica che durò fino alle 5. Mari-Cruz, non essendo stata chiamata, era andata a dormire. La marcia estatica cominciò verso le 3 dalla casa di Conchita. Le tre bambine manifestavano una grande gioia, e chiesero alla Vergine che l’estasi durasse fino alle 7 del mattino. In realtà, durò quasi due ore e mezza. Camminarono tutto il tempo, tranne i pochi momenti in cui si fermarono davanti alla porta di Mari-Cruz, per cantarle qualche strofa, e in chiesa, per pregare. L’andatura non era molto veloce ma costante: camminavano quasi sempre in avanti, raramente all’indietro. Tutta l’estasi fu pervasa da tripudio. Recitavano il rosario con esultanza (cantavano molte delle loro Ave Maria), sorridevano e a volte ridevano apertamente o parlavano con l’Apparizione… Era molto difficile coglierne le parole, poiché camminavano, ma ad un certo punto le sentimmo dire: “Che gioia! Ma dicci dov’è la casa di Mari-Cruz, poiché noi non la vediamo!” Cominciò allora un va e vieni alla ricerca della casa di Mari-Cruz, al canto di strofe o cantici… E ogni volta che avevano cantato una strofa nuova, dicevano ridendo: “Come l’abbiamo imparata in fretta!” Si diressero infine verso la chiesa e domandarono ancora alla Vergine di continuare così fino alle sette, le otto o anche le nove. Tuttavia, tutto terminò alle cinque del mattino. Mi spiegarono in seguito: “Ci sembrava di volteggiare nell’aria, come se fossimo capovolte. Credevamo di essere in un altro mondo, in pieno giorno, con il sole”. (Dovettero stupirsi di ritrovarsi all’alba quando tornarono in sé). Quando tutto fu terminato, il loro polso era normale, erano riposate, non sudavano. Noi eravamo stanchissimi e madidi di sudore». Questo breve resoconto della singolare veglia dell’Assunzione ci dà un’idea di quelle che furono le altre veglie che santificarono le notti di Garabandal in quell’estate indimenticabile. La veglia che occupò tutta la notte dal 19 al 20 agosto mi sembra degna di speciale menzione. Conchita ne parla nel suo diario: «Come la Vergine ci aveva promesso, venne l’indomani e ci disse, come il giorno precedente: recitate il rosario. E abbiamo cominciato. Poi siamo andate nei luoghi dove la Santa Vergine ci era apparsa altre volte. La gente ci disse dopo l’estasi che eravamo salite verso i Pini, che eravamo andate da un albero all’altro, in ginocchio, pregando… Siccome Mari-Cruz aveva già avuto un’apparizione, era andata a dormire. Chiedemmo alla Madonna di insegnarci qualche strofa per andare a cantarla davanti alla casa di Mari-Cruz. Noi trovavamo una parola e la Vergine ci aiutava a trovarne un’altra. Quella notte, la Vergine restò con noi dalle 9 di sera alle 7 del mattino». Dopo tali veglie, le ragazze avrebbero dovuto sentirsi sfiancate, distrutte. Al contrario. Distrutto e sfiancato era solo chi le aveva accompagnate; loro no; e su questo le testimonianze sono unanimi. Nel corso di quella notte, si verificò un nuovo fenomeno, fonte di grande stupore e di molti interrogativi. «Quella notte – scrive Conchita – abbiamo giocato a nascondino con la Vergine. Due di noi si nascondevano, le altre due la cercavano». (Su questo episodio rimando alla mia opera più volte citata). Non c’è comunque ombra di dubbio: le notti di quell’estate a Garabandal furono davvero accattivanti, assolutamente insolite. Si riusciva appena a dormire; molti, specialmente i forestieri, su cui non pesava la responsabilità delle occupazioni quotidiane, approfittavano di qualche momento della giornata, soprattutto dell’ora della siesta, per recuperare un po’ … La lunga veglia passava senza che ce ne se rendesse conto: o in animate riunioni in attesa delle apparizioni, o, quando queste si producevano, prendendo parte ai canti e alle preghiere delle bambine, o ancora, successivamente, commentando a piccoli gruppi i dettagli più salienti delle estasi e delle marce. Coloro che ebbero il privilegio di vivere quelle ore le ricorderanno tra le più gustose e indimenticabili della loro vita.

COMUNICAZIONE CON LALDILA’

UN AGOSTO FUORI SERIEultima modifica: 2012-11-28T12:47:00+01:00da giuliusvinco56