VERSO UNO STRANO EPILOGO

VERSO UNO STRANO EPILOGO

Garabandal e l’ultimo Concilio

Verso la fine di settembre ed i primi di ottobre del 1962, mai come prima si concretizzava il detto: «Tutte le strade conducono a Roma». In effetti, tutte le vie del mondo erano percorse da centinaia di Vescovi e dai loro consultori che accorrevano all’appello del successore di Pietro. Anche il Vescovo di Santander, mons. Eugenio Beitia Aldazabal, dovette partire. Ma prima di lasciare la diocesi, in una data importante come quella del 7 ottobre, festa della Beata Vergine del Rosario, pose la sua firma in calce a una Nota redatta dalla Commissione con la quale i fatti di Garabandal venivano nuovamente squalificati e si stringeva il cerchio ufficiale d’incredulità e di ostilità verso di essi. Non si trattava di una «condanna» canonica, dal momento che nessun processo canonico e nessuno «studio» degno di questo nome erano stati avviati; e neppure si erano verificate nuove situazioni che consigliassero un nuovo intervento della gerarchia. E allora? Forse, si voleva esprimere, una volta per tutte, un giudizio definitivo su fatti che, a Roma, avrebbero potuto suscitare domande imbarazzanti; e che, in quel momento, si scontravano fortemente con quello «spirito di secolarizzazione» che – in certi settori della Chiesa – aveva incominciato a prender fiato, sotto il pretesto del «cambiamento» di cui il Concilio avrebbe dovuto essere l’alfiere. Il fatto è che Garabandal, che si era presentato – e ciò appare più chiaro ogni giorno – in misteriosa e stretta relazione con quanto avveniva a Roma (e ben presto nell’intera Chiesa), a partire da quelle date dell’ottobre ’62, ricevette alla vigilia del grande evento conciliare quelli che molti speravano sarebbe stato il colpo di grazia. Le conseguenze di questa nuova Nota episcopale – la prima del nuovo Vescovo, mons. Beitia – non soddisfecero del tutto i membri della Commissione, ma furono sufficienti a far scemare notevolmente l’afflusso dei visitatori. Sul retro di un’immaginetta mandata al parroco di Barro (Asturie) il 25 ottobre, Loli scriveva: «Vengono meno visitatori dal giorno della pubblicazione della Nota vescovile, ma tutti i giorni viene gente». Don Luis Lopez Retenaga, del seminario di San Sebastian (Guipùzcoa), annotava in un rapporto inviato due mesi dopo: « La No ta del Vescovo di Santander ha seminato una strana confusione fra i molti testimoni oculari dei fenomeni, giunti alla conclusione che potessero essere stati causati solo da un intervento soprannaturale». Va tenuto presente che in Spagna, a quell’epoca, la parola di un Vescovo era considerata praticamente infallibile; per la maggioranza della gente il Vescovo era l’incarnazione di tutta la Chie sa, era la Chiesa stessa…; opinione eccessiva ma assai diffusa. Garabandal veniva dunque a trovarsi in una situazione di quarantena gravida di sospetti. Ma che importanza aveva tutto ciò? Tutte le luci erano ora puntate su Roma, dove, tra l’attesa e le rappresentanze del mondo intero, stava per iniziare il grande Evento Cattolico del secolo… Vale la pena ricordare ciò che accadde lassù, in quella piccola borgata dei monti cantabrici, la sera stessa del giorno in cui il Vescovo firmava quella Nota così severa. Si tenne una veglia del rosario in casa di Loli, in un’atmosfera d’intimità; e Maria Herrero de Gallardo, già a noi nota, chiese all’improvviso alla bimba: «Dimmi, Loli, quale Madonna vedi?» «Beh, c’è una sola Madonna, anche se la chiamiamo in modi diversi: del Carmelo, del Pilar, del Rosario..» «D’accordo. Ma come è la Madonna che vedi tu?» La bambina fece ancora una volta la descrizione della Madonna che le appariva e concluse: «Soprattutto i suoi occhi sono immensamente belli. Non esiste nulla di simile sulla terra! Non sono paragonabili a niente e a nessuno di quaggiù. Posso solo dire che sono bellissimi; non si può far altro che guardarli». Qualche ora più tardi, verso l’1 e 30 della notte, Loli cadde in ginocchio nella cucina di casa. «Il suo viso – dice Maria Herrero – era davvero trasfigurato; la testa rivolta verso l’alto, i capelli ricadevano sulle spalle in maniera molto graziosa; i suoi occhi guardavano estasiati. .. » Ad un certo punto dell’estasi, la bambina come di consueto presentò al bacio della Madonna gli oggetti portati dai visitatori. Tra questi c’era un piccolo messale che apparteneva alla signora Herrero: questa si arrischiò a dire a Loli, terminata l’estasi: «Vista la rapidità con cui hai presentato le pagine del mio messale al bacio della Vergine, non è che le ha baciate troppo precipitosamente?» «Oh, no! Certo che no! La Santissima Vergine non lo ha fatto con precipitazione. Ella fa tutto in modo perfetto». Ottima lezione per tutti: fare ogni cosa grande o piccola con tutta la diligenza possibile, senza precipitazione né negligenza. A Garabandal, da parecchie settimane, si pregava per il Concilio: perché avesse un buon esito, per il bene della Chiesa e del mondo. Durante una veglia di preghiera per quest’intenzione (28 settembre), ci fu persino un’omelia di un Passionista in visita, Padre Eliseo di Barcellona. L’avvocato Luis Navas, che si trovava lì, scrisse in seguito nelle sue memorie: «In quel momento non invidiavo per nulla chi era stato in luoghi rinomati come Lourdes o Fatima… Avevo lì la sensazione di trovarmi sotto l’influenza più diretta, immediata e materna della Vergine». Per molte persone che condividevano gli stessi sentimenti, era difficile accettare che, senza mai addurre una sola prova, la Com missione si ostinasse nel sostenere che i fatti di Garabandal non avevano alcun segno di soprannaturalità, e che tutto poteva avere una spiegazione naturale. L’inaugurazione solenne del Concilio era annunciata per l’11 ottobre, festa – allora – della Maternità di Maria. Non so se la notte precedente Papa Giovanni XXIII avesse dormito molto, lui che aveva convocato quel gran raduno ecumenico in cui aveva riposto tanti sogni e tante speranze… A Garabandal quella notte ci fu una veglia. «Passai l’intera veglia a casa di Conchita – scrive il parroco di Barro, Don José Ramon de la Riva. – In quello stesso giorno, 10 ottobre, era stata pubblicata sulla stampa la Nota del Vescovo. Io ero accorso questa volta a Garabandal con l’ambasciatore di Spagna in Arabia Saudita: Alberto Mestas, mio parrocchiano. Per occupare la lunga veglia facevamo il gioco delle domande… e Conchita improvvisò questa: “Vediamo, chi indovina a che ora verrà la Madonna ?” Ciascuno disse un’ora: ma le ore passavano e non accadeva nulla. I presenti si addormentarono (qualcuno si allontanò). Io mi impegnai a restare sveglio per avvertirli quando si sarebbe verificata l’estasi. In verità quella notte non riuscivo a prendere sonno ed ero persuaso che non ci sarebbero state estasi fino alle 8 del mattino, ora annunciata per la cerimonia d’apertura del Concilio, e così lo dissi subito a tutti. Quando la radiolina a transistor di Conchita, che era accesa, cominciò a trasmettere la cronaca della cerimonia solenne, guardai verso la bambina e mi resi conto che era appena entrata in estasi». Sappiamo che la piccola parlò con la Vergine del grande avvenimento. Le pose anche delle domande e ne ricevette delle risposte… Ma non è stato possibile conoscere con esatta certezza le comunicazioni che fece allora il Cielo: il Concilio doveva d’altronde rivelarsi molto complesso, sia nello svolgimento, che nelle sue decisioni e conclusioni. Nel corso di quell’estasi, fu posta la domanda che tutti si attendevano. – Perché il Vescovo ha pubblicato quella Nota? Molte persone captarono questa domanda; ed è logico che tutti tentassero poi di soddisfare la loro curiosità. – E cosa ti ha risposto la Madonna ? – La Madonna non ha detto niente, si è limitata a sorridere. I motivi di quel sorriso furono forse le pretese degli uni e i timori degli altri. Pretese di coloro che pensavano di poter spegnere con quella Nota la fiamma di Garabandal; timori di coloro che soffrivano al pensiero che quella stessa fiamma potesse veramente estinguersi. Quanto devono aver fatto sorridere il Signore, a volte con indulgenza e a volte no, i nostri problemi. «Perché questo agitarsi delle nazioni? Questa vana cospirazione dei popoli? Colui che regna nei cieli li schernirà deridendoli…» (Sal 2, 1-4). È anche possibile che la Madonna sorridesse, in quell’occasione, contemplando l’avvenire di Garabandal, a dispetto di tutte le Note e di ogni genere di opposizione… l’inaugurazione del Concilio.

Il miracolo si profila…

I familiari delle veggenti, gli abitanti del villaggio, i forestieri che accorrevano da lontano cominciavano a provare una certa spossatezza di fronte a fatti straordinari in sé, ma che non sembravano avere una conclusione chiara e definitiva. Non si smetteva di esigere dalle veggenti un miracolo, veloce e convincente. Anch’esse furono assalite da questa esigente impazienza; chiedevano un miracolo in ciascuna delle loro estasi; alla fine di ottobre cominciarono ad annunciarlo come sicuro in una data prossima. Poco dopo si parlò anche di due miracoli, annunciati uno da Conchita, l’altro da Loli e Jacinta; quest’ultimo sarebbe dovuto accadere per primo. Quello di Conchita sembrava più lontano, ma più «serio», più sicuro. Fu oggetto di nuove comunicazioni, alcune molto precise, nella notte fra il 24 e il 25 novembre. Placido Ruiloba di Santander, che assisteva all’estasi di Conchita, ne raccolse alcune su un magnetofono. Confermate e completate in seguito dalla bambina stessa, possono essere così classificate: – il miracolo si produrrà alle 20 e 30, cioè alla stessa ora della prima apparizione (18 giugno 1961); – durerà circa un quarto d’ora; – si vedrà alto nel cielo e così chiaramente che non si potranno avere dubbi sul suo carattere divino; – i malati venuti con fede saranno guariti. Il dottor Ortiz, pure presente a quest’estasi, testimonia: «Dopo l’estasi la bambina appariva raggiante… Insistemmo perché ci rivelasse la data del miracolo, ma lei ci rispose che il momento non era ancora arrivato, di aver pazienza; che solo lei poteva rivelare la data otto giorni prima che si verificasse, ma che il miracolo sarebbe sicuramente venuto, perché la Madonna l’aveva promesso e la Madonna non può mentire». In quell’autunno del 1962, Garabandal viveva nel desiderio ardente, nella quasi-necessità di un miracolo. Ma il Cielo non interveniva solo per non deludere delle aspettative, per quanto giustificate fossero. Cercava soprattutto di invitarci a vivere sempre più profondamente la nostra fede cristiana. In novembre, non poteva mancare l’attenzione verso coloro che «ci hanno preceduti nel segno della Fede e che dormono nel sonno della Pace». Le ragazze, nelle loro estasi, furono frequentemente condotte al cimitero per recitare, con i loro accompagnatori, le preghiere dei defunti. Su questi fatti abbiamo un bellissimo resoconto in una lettera di Maximina, del 6 novembre, indirizzata alla famiglia Ortiz di Santander: «A riguardo delle apparizioni, posso dirvi che tutto continua come prima. Adesso, il rosario è sovente cantato per le vie del villaggio. Conchita si reca spesso al cimitero e l’altro giorno ci è andata con lei Maria-Dolores. Camminavano per le strade del paese cantando il rosario e ci portarono al cimitero. Lì, smisero di cantare e si misero a pregare con grande devozione. Mai nessuna di loro, durante le estasi, era entrata nel cimitero, ma quel giorno Conchita aprì la porta ed entrammo. Non potete immaginare il grande rispetto che ella ispirò a tutti! Andarono dapprima sulla tomba del padre di Conchita: si inginocchiarono con grande devozione e appoggiarono la croce (il crocifisso che portavano tra le mani) a terra, poi l’alzarono offrendola da baciare alla Madonna. Sia l’una che l’altra facevano gli stessi gesti, naturalmente senza guardarsi, con gli occhi fissi rivolti al Cielo. Andarono poi sulla tomba di mio marito e anche lì si inginocchiarono: io ero molto emozionata. Da lì, vennero verso di me e mi diedero il crocifisso da baciare, lasciando che lo facessi a lungo. Andarono infine su un’altra tomba, quella di mia madre. Come potevano riconoscere le tombe senza guardarle?» Nonostante Maximina termini questo racconto epistolare con questa frase: «Noi non sappiamo cosa significhi tutto ciò», mi sembra si possa cogliere questo episodio alla luce della dottrina della Chiesa sulla comunione fra i morti e i vivi (Comunione dei Santi). La Madonna si mostrava a Garabandal in qualità di Madre, Madre di coloro che sono ancora quaggiù, Madre di coloro che se ne sono già andati. Madre per le cose importanti, ma anche per quelle più ordinarie: come testimonia il seguente fatto. Accadde in una notte di questo stesso novembre, una notte particolarmente ventosa. In casa di Ceferino si svolgeva una veglia in attesa dell’estasi di Loli. Verso le 3 del mattino, il vento raddoppiò la violenza come premonizione di un temporale. Julia, la madre, chiese a sua figlia di andare a raccogliere dei panni stesi fuori. Loli si alzò e si apprestò ad obbedire: anche se si notava che le costava molto. Stava già andando verso la porta, con una lanterna in mano, quando cadde in ginocchio in estasi, facendosi più volte il segno con la croce; si rialzò subito ed uscì. Poco dopo, la si vide tornare, sempre in estasi, con la biancheria fra le braccia. Cosa era successo? La bambina lo spiegò poi: le costava molto obbedire a sua madre perché aveva paura di uscire da sola a quell’ora e con quel tempo. La Madonna , vedendo la sua buona volontà, ma anche la sua paura, era venuta per accompagnarla, maternamente. In quei giorni di novembre, alcuni francesi in visita per la prima volta a Garabandal poterono contemplare alcune estasi delle bambine. Il più interessato fu Padre Materne Laffineur, specialista in questo genere di fenomeni. Le testimonianze di ciò che videro e provarono allora sono riportate nel libro L ‘Étoile dans la Montagne. Tornarono , naturalmente. Ed è a loro che dobbiamo in gran parte la diffusione dei fatti di Garabandal all’estero. Vi hanno lavorato molto e bene. Possiamo legittimamente pensare che il loro arrivo sul luogo delle nuove apparizioni del 1962 entrasse nei piani della Divina Provvidenza, come elemento decisivo per farle conoscere. Ci hanno lasciato una preziosa testimonianza di ciò che erano allora le notti di Garabandal. «Quando, per via delle “chiamate”, si aspettava la visita della Madonna, né le ragazze, né i genitori andavano a dormire. Così abbiamo passate molte di quelle veglie a casa di Conchita, con sua madre Aniceta, suo fratello maggiore Serafin e qualche visitatore… Chi sarebbe in grado di rendere l’incanto di simili momenti? Erano veramente uniche quelle notti di attesa. Passavamo il tempo in preghiera, cantando e commentando l’inesauribile bontà della Madonna, e ciascuno portava le sue più intime e indimenticabili esperienze». Ma è comprensibile che simili notti di veglia, specialmente per quelli che le avevano vissute più e più volte, da tempo, non erano sempre un… «incanto»! Il 22 novembre Maximina scriveva a Eloisa de la Roza Velarde , cognata del dottor Ortiz: «Sabato siamo saliti ai Pini recitando il rosario, pioveva senza sosta. Poi siamo andati fino al cimitero, dove siamo sprofondati nel fango fino alle orecchie. La domenica, idem, siamo saliti ai Pini sotto la neve, con la gente incurante delle intemperie. In seguito, le bambine sono scese a ritroso, in ginocchio, sulla neve e passando per i punti più difficili. Poi siamo andati di nuovo al cimitero sotto la grandine e con un vento violentissimo. Il martedì, stessa cosa; il mercoledì, la notte era migliore, ma ancora decisamente glaciale». Il dottor Ortiz mi riferì un giorno quello che gli aveva raccontato la figlia di Tiva: «La notte del 1 dicembre soffrivo di violento mal di denti, al punto che dovetti mettermi a letto. Verso le 3 del mattino sentii del trambusto in casa di Jacinta, mi affacciai alla finestra e vidi la bambina uscire in estasi, nonostante la notte infernale per il freddo e la pioggia. Mi fece pena e scesi per accompagnarla. Nel momento in cui stavo per raggiungerla, si aprì la porta di casa sua e sua madre Maria uscì di cattivissimo umore dicendo: “Quello che mi fai fare oggi, non lo rifarò più: la prossima volta, barricherò solidamente la porta”. Per strada, incontrammo Maria-Dolores ugualmente in estasi e sola. Andai ad avvertire sua madre Julia, e poco dopo camminavamo insieme, le due bambine davanti e noi tre dietro. Ci fecero salire due volte ai Pini recitando il rosario, e, come al solito, percorremmo il paese. La notte era veramente inclemente, e il malumore di Maria non cessava. Julia tentava di calmarla: “Cosa possiamo farci? Sono le cose di Dio. Oggi devo consolarti io, mentre altre volte eri tu a confortare me ». Le veglie di Garabandal avevano molto fascino, ma spronavano innanzi tutto alla penitenza. Era inevitabile che talvolta si facesse sentire la fatica. Luis Navas Carrillo sentì una volta Conchita in estasi dire: «Perché non mi hai lasciato cenare? Prima non mi facevi dormire, adesso non mi lasci mangiare. In Cielo chiaramente non si ha bisogno di mangiare, vedendo Dio!… Ma io, siccome non vedo Dio, ho bisogno di mangiare». Era lo sfogo molto spontaneo di una figlia nei confronti di una Madre, seppur diversa da tutte le altre. Possiamo immaginare ciò che stavano passando le persone che non avevano la fortuna delle veggenti… nel corso di quelle veglie lunghe e ripetute. Tutti questi fedeli nutrivano la speranza di un finale prossimo e prodigioso: il miracolo. Con la speranza del miracolo avevano la forza di sopportare, pensando all’epilogo… Nessuno avrebbe immaginato che tutto ciò potesse continuare indefinitamente. Il tema del miracolo riempiva le conversazioni di Garabandal nelle ultime settimane dell’anno. Si aggiunsero altre riflessioni in proposito, per esempio: «Poco prima del miracolo, molte persone avranno smesso di credere, ma questo non perché esso tarda a venire… » «Il giorno in cui si verificherà il miracolo, sparirà il foglio firmato da Conchita a Santander quando la portarono laggiù per estorcerle quelle confessioni strane, nel luglio del 1961». Entrambe queste precisazioni furono raccolte dalla bocca di Conchita dopo un’estasi che si verificò di primo mattino il 6 dicembre. Due giorni più tardi, festa dell’Immacolata Concezione, la bambina festeggiava il suo onomastico e all’alba ebbe il favore di un’apparizione della Madre del Cielo. Si poté registrare su un magnetofono una parte di quello che la bambina diceva: alcuni discorsi sono di un sorprendente infantilismo; se consideriamo che aveva già 13 anni compiuti… Ma ci sono altri particolari: «Ho proprio voglia che venga quel giorno… sai perché ne ho tanta voglia? La gente non crede…! Ah! E dopo, quando ci sarà l’avvenimento del miracolo,… più nessuno crederà?… Basterà una settimana?… Quando Ti vedrà la gente?» Pochi giorni più tardi, assicurava a Mercedes Salisachs che un giovane paralizzato, di cui quella donna si prendeva cura, sarebbe guarito il giorno del miracolo «ovunque si trovasse».

Una divisione inattesa

Durante le ultime settimane del 1962, incominciarono una serie di crisi che sarebbero scoppiate apertamente nel corso dei primi mesi dell’anno seguente. Il 28 dicembre Maximina, in una lettera a Eloisa de la Roza Ve larde, dopo aver lamentato l’assenza del sacerdote per Natale, dà così il quadro della situazione: «Le apparizioni continuano come sempre; ma per ciò che riguarda il miracolo, non abbiamo saputo più niente». Racconta poi l’emozione di due asturiani (che alloggiavano in casa sua) in seguito a una prova ricevuta attraverso le bambine e aggiunge: «A noi che viviamo qui non fa più sensazione niente, perché siamo abituati a tutto. Speriamo di vedere qualcosa di più importante, ma… non so quando lo vedremo. Non mi sembra che mentano in merito al miracolo. Quello di Loli e di Jacinta dovrebbe aver luogo quest’anno, da quello che abbiamo capito, ma quest’anno sta per finire… La cosa più importante è che avvenga, ma temiamo che non succederà, né quest’anno, né mai… » E’ evidente che alla fine del 1962 l ‘annuncio e l’attesa di due miracoli occupava le menti di Garabandal. Da un lato «quello di Conchita» che sembrava dovesse essere più importante, il definitivo; quanto all’altro, Padre Luis Lopez Retenaga, della diocesi di San Sebastian, che era salito di nuovo con il permesso episcopale a Garabandal nel febbraio del 1963, informava così il suo Vescovo degli avvenimenti: «È la quarta volta che faccio visita a questa borgata montana. All’epoca della mia precedente venuta alla fine dello scorso anno, avevo raccolto voci circa la realizzazione, quasi imminente, di un miracolo annunciato da Loli e Jacinta; ma non mi fu possibile, allora, verificare l’autenticità di tali voci. Ma so che all’inizio del mese di gennaio, poiché il miracolo annunciato dalle due bambine non si è realizzato, le illusioni di molti sono svanite. Tanto i familiari come la maggior parte del paese si sono sentiti defraudati e umiliati, e quella gente ha tramutato l’ammirazione verso le due bambine in un atteggiamento di ripulsa e diffidenza, facendole oggetto di continue mormorazioni. Conchita è il bersaglio preferito di questi rimbrotti, poiché è sempre stata considerata come la responsabile o la più colpevole di tutti gli eventi». Ci troviamo qui di fronte ad uno degli episodi più impenetrabili e tuttora meno chiariti di Garabandal. Non l’ho rifuggito, ho cercato di fare un po’ di luce con le poche informazioni che avevo fra mani. Fu così che scoppiò la crisi del 1963 che può essere considerata come un primo epilogo di Garabandal. Conchita scrisse nel suo diario: «A noi quattro, Loli, Jacinta, Mari-Cruz ed io, fin dall’inizio la Madonna aveva predetto che ci saremmo contraddette le une con le altre, che i nostri genitori non sarebbero più stati dalla nostra parte e che saremmo arrivate persino a negare di aver visto la Vergine e l’Angelo. La Madonna ci aveva stupito molto quando ci disse queste cose. E nel gennaio 1963 tutte queste profezie della Madonna si sono realizzate, perché siamo arrivate a contraddirci le une con le altre e abbiamo negato di aver visto la Madonna. Incluso un giorno in cui l’abbiamo persino detto in confessione. Ma dentro di noi eravamo sicure che la Madonna e l’Angelo ci erano apparsi, poiché… » Le bambine stesse non comprendono quello che accade loro e restano sorprese di ciò che dicono e fanno, e tutto questo contro il loro sentimento interiore. Si direbbe che una forza strana e misteriosa le sospinga a comportarsi in questo modo. La Madre del Cielo, che comprende bene cosa succede loro, riappare dopo qualche giorno, piena di bontà. Tuttavia il processo di crisi si era ormai scatenato. «Il padre di Loli, Ceferino, chiese che venisse una commissione di medici. Si chiamavano: Alejandro Gasca, Félix Gallego e Celestino Ortiz. La stessa notte del loro arrivo, cominciarono con un interrogatorio a Mari-Cruz, a Jacinta,a Loli e anche ai loro genitori, chiedendo perché negassero di aver visto la Madonna. Non so cosa risposero. Io so solo che dissero che ero stata io a inventare il miracolo dell’Ostia e lo raccontarono a modo loro. Ovviamente in questi momenti non si sa sempre ciò che si dice, e loro si lasciarono dominare dal demonio. A partire da quel giorno non ebbero più apparizioni. Io sì, quella stessa notte e fino al 20 gennaio. Da allora non ho più rivisto la Madonna » (diario di Conchita). Fine dolorosa e veramente inattesa. Per Mari-Cruz tutto si era concluso nel settembre precedente. Per Jacinta e Loli si concluse in quel mese di gennaio 1963. Lo sappiamo da una lettera del 16 che Maximina scrisse al dottor Ortiz: «Adesso è al corrente degli avvenimenti… Conchita è la sola che continui a vedere la Madonna , se è vero che la vede» (persino la stessa Maximina nutre dei dubbi). «Le altre negano di averla vista. Così lei stesso può giudicare il risultato! » Anche noi possiamo renderci conto delle conseguenze di un epilogo così sconcertante. Riferisce ancora quella stessa lettera del 16: «C’è qui un gruppo di donne che godono per il fatto che questo affare delle apparizioni non sia vero; lei sa bene che c’è molta invidia. C’è anche un altro gruppo che ci crede più di prima. Io dico che Conchita, che è mia nipote, non mente. Ma credo molto poco all’Apparizione. Mio Dio! Non le sembra che se tutto questo non dovesse essere vero, potrebbe essere per moltissimi una causa di perdizione? Può già immaginare la quantità di storie che circolano qui». Così dunque, nel gennaio 1963, abbiamo, come si è detto, il primo epilogo di Garabandal. Anche se Conchita avrà posteriormente qualche altra apparizione, sarà tutto diverso rispetto al passato in cui, per un anno e mezzo, quel piccolo angolo appartato della montagna divenne luogo di incontri e scambi quotidiani tra il Cielo e la Terra : mai nella lunga storia della Chiesa si erano viste simili cose.

GLI ULTIMI TRE ANNI

VERSO UNO STRANO EPILOGOultima modifica: 2012-11-28T13:29:00+01:00da giuliusvinco56